Biancavilla, si continua a morire nella “città dell'amianto”

Autore:
Sabrina Portale
28/11/2016 - 22:47

Sostanza “maledetta”, l’amianto o asbesto, dal greco amiantòs “immacolato” o “incorruttibile”, è un minerale naturale a struttura microcristallina, di aspetto fibroso, appartenente alla classe dei silicati. Utilizzato nell’edilizia e nell’industria per le sue eccezionali proprietà di resistenza al fuoco, di isolamento termico ed elettrico, perché facilmente mescolabile con altre sostanze (soprattutto cemento) e anche per il suo basso costo. I possibili rischi sulla salute umana sono stati subito rilevati: dal 1992 sono vietati produzione e commercio di manufatti contenenti amianto con la consecutiva cessazione di tutte le attività di estrazione, importazione ed utilizzo. Le prime ricerche avevano riscontrato la pericolosità dell’amianto insita nella capacità che il materiale ha di rilasciare fibre potenzialmente inalabili dall’uomo. Si è scoperto che maggiormente rischioso è l’amianto friabile, quello che diventa finissima polvere, perché al suo interno esso presenta numerosissime fibre. Queste ultime, combinandosi fra loro, innescano meccanismi pericolosi. Inoltre il rischio è aggravato dallo stato di conservazione della sostanza, soprattutto quando le fibre possono facilmente disperdersi nell’ambiente circostante. Il periodo d'incubazione di queste ultime è lungo e può essere compreso fra i 10 e i 40 anni. Gli effetti di malattie contratte si manifestano dunque a posteriori. Basta pensare che secondo i dati diffusi dagli enti preposti, in Italia muoiono ogni anno circa 4.000 persone per patologie derivate dall’esposizione all’amianto.

Biancavilla, comune in provincia di Catania sito alle pendici dell’Etna, centro a vocazione agricola di circa 24.000 abitanti, è tristemente salita alla ribalta dei media con la denominazione di "città dell’amianto". Da anni il paese fa i conti con un killer che miete vittime giorno dopo giorno: le case, i muri, le strade sanno di morte, anzi la causano. Non c’è abitante di Biancavilla che non abbia perduto un parente o abbia avuto a che fare con i danni causati dall’amianto. Il paese ne è pregno: basta respirare per rischiare. Nel centro pedemontano l’amianto è annidato ovunque. Il minerale si trova in natura, nelle rocce laviche stritolate in una cava naturale denominata Monte Calvario nella periferia sud est della città, in direzione del comune limitrofo di Santa Maria di Licodia. Si tratta di un vasto sito di origine vulcanica le cui nubi e polveri sottili, rilasciate durante i lavori di scavo, hanno ricoperto negli anni il paese. Un caso atipico di inquinamento ambientale da sorgente naturale, visto che è stato portato lì dall’Etna. Questa la particolarità che fa del paese un unicum. La storia dell’amianto e della scoperta della letale fibra della fluoro-edenite a Biancavilla risale a 40 anni fa, con l’utilizzo del materiale della cava per la costruzione della maggior parte delle strade ed abitazioni, in pieno boom edilizio. Un sito che in origine era un’oasi verde dove passeggiare e respirare aria pura. Numerosi lavoratori, da quelli impegnati nell’attività estrattiva nella cava a quelli implicati nella costruzione della galleria per la metropolitana, sono stati esposti per anni a diretto contatto con la fibra, senza alcuna protezione; ma anche imbianchini e muratori. Il rischio si è esteso anche a chi non è stato a stretto contatto con la sostanza: tutti hanno respirato le particelle della fibra killer assieme alle polveri. A questo si aggiunge l’aggravante che tettoie, vasche, tubazioni e guarnizioni sono state realizzate con l’Eternit, il cemento amianto classificato come cancerogeno.

Le prime morti risalgono al 1988. Ad accorgersene l’azienda sanitaria locale, dopo l’aumento del numero di patologie tumorali e dei successivi decessi. Da qui l’avvio di ricerche specifiche delle possibili cause. Il caso fu subito sottoposto al Distretto Sanitario di Adrano, legato all’ASP di Catania. L’incidenza di tumori alla pleura, denominato tecnicamente mesotelioma, nel 1994  toccò livelli altissimi. La scoperta della presenza dell’amianto avvenne nel corso di un’indagine ambientale nel 1997. Nel 1998 si avviarono le attività di bonifica: le strade a fondo naturale furono asfaltate con materiale in grado di contenere la polvere, furono piazzate anche delle centraline per localizzare le zone di presenza e diffusione della fibra maledetta. Attraverso altre tecniche atte a bloccare la fibra, si bonificarono i principali edifici pubblici. Il problema amianto è così venuto a conoscenza di tutti i biancavillesi e degli altri comuni limitrofi. Si è provveduto ad espropriare il territorio della cava e quello circostante per bonificarlo, con incentivi per rifare le facciate delle abitazioni con prodotti specifici.

Dal 2001 le indagini mineralogiche hanno permesso l’individuazione di questa nuova specie minerale, insita nell’amianto, sconosciuta in natura e denominata fluoro-edenite, causa di tumori e altre patologie croniche relative all’apparato respiratorio e circolatorio (come infarti, ischemie, ipertensione), assieme a patologie cerebrovascolari e cancro al peritoneo. La fluoro-edenite colpisce e intacca la pleura che è la membrana che riveste i polmoni. Una strage spesso silenziosa, senza distinzioni di sesso ed età, che causa una media di 7/8 morti all'anno. Secondo i dati diffusi dall’ufficio di Igiene Pubblica del Comune di Adrano, tra 1998 e 2015 si sono avuti ben 53 decessi per tumore maligno pleurico, un numero 5 volte maggiore rispetto alla media nazionale. Si è costatato che l’incidenza del mesotelioma pleurico nel centro etneo è superiore a quella del resto della Sicilia; la situazione è preoccupante: le stime di rischio sono più elevate nelle donne rispetto agli uomini e la fascia di età maggiormente interessata è costituita da soggetti sotto i 50 anni. 

Il caso è stato sottoposto all’unita specifica dell’Università di Catania. Le strutture sanitarie locali hanno sollecitato l’intervento a Biancavilla dell’Istituto Superiore di Sanità che nel 2002 ha dichiarato la cittadina SIN (Sito di Interesse Nazionale) inglobandola nel Progetto Nazionale Amianto assieme agli altri 57 siti da bonificare. Dal 2004 è stato redatto e attuato il Piano di Caratterizzazione e dello studio della presenza di fibre dal Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università di Catania. Il Piano si basa su una rete di monitoraggio ambientale e meteo climatico sulla qualità dell’aria assieme ad un’indagine delle acque della falda nei pozzi privati interni al sito. Nel 2014 le fibre di fluoro-edenite sono entrate a far parte, come  cancerose, del famigerato “gruppo 1”, un insieme nel quale l’IARC, International Agency for Research on Cancer, inserisce i cancerogeni umani certi assieme alle fibre di carburo di silicio e dei nano tubi in carbonio. Per la fluoro-edenite, ancora oggi, manca un preciso profilo tossicologico e non esistono né legislazione né regolamentazione, essendo una sostanza scoperta recentemente.

Nel corso degli anni si sono create associazioni, come quella di Symmachia, che assieme ad amministratori, hanno portato avanti battaglie affinché il caso avesse risonanza nazionale, si provvedesse a creare un registro sui casi di mesotelioma pleurico, si operassero campagne informative in scuole ed uffici e si creassero un Osservatorio sui tumori e un ambulatorio che si occupasse di prevenire, monitorare e curare le patologie a carattere tumorale causate dalla fibra. Molti cittadini si sono battuti e lottano affinché venga istituito un fondo per le vittime di amianto per tutti quelli che si sono ammalati di mesotelioma.

L’ISS rileva per Biancavilla la necessità di ulteriori studi epidemiologici sulla presenza di fibrosi polmonare e placche pleuriche al fine di perseguire una migliore caratterizzazione dell’esposizione alla fluoro-edenite.

Grazie agli interventi operati, possiamo dire che per i nuovi nati il rischio di contrarre malattie si è molto abbassato, per via dell’abbattimento della diffusione ambientale di queste fibre. Ciononostante la roulette della micidiale malattia pleurica tiene in pugno un’intera popolazione. Oggi tanti progetti, tante idee, tante speranze, versano in una situazione di stallo e c’è un rallentamento delle operazioni di messa in sicurezza. In città c’è voglia di andare via, c’è la paura di ammalarsi. C’è chi propone una drastica soluzione del problema: evacuare il paese, raderlo al suolo e ricostruirlo.

L’amministrazione comunale odierna ha proposto la realizzazione di un grande parco di 20 ettari che ricopra il Monte. Mancano i finanziamenti, ci sono impedimenti burocratici che comportano espropri e altre attività che allungano i tempi. Non si è riusciti ad attivare il piano di smantellamento di rifiuti speciali e il programma d’emergenza dello smaltimento dell’amianto. Manca ancora la bonifica definitiva del Monte. Negli anni ci sono stati anche tentativi di prelevare abusivamente materiale dalla stessa cava, nonostante il divieto d’accesso.

La Regione Siciliana ha avviato programmi di prevenzione, sorveglianza di stili di vita e diagnosi precoce, attraverso il potenziamento dello screening oncologico e un programma organico di intervento per il controllo di problemi di salute legati alle aree interessate. Tutto però sembra vano se non si completa l’intervento di bonifica efficace per restituire le aree alla natura.

Da aggiungere poi il fenomeno delle microdiscariche abusive di eternit e di altre sostanze tossiche, disseminate per le campagne, assieme al mancato smaltimento di rifiuti pericolosi. Mancano di aree specifiche, adatte a questi prodotti e alle sostanze dannose esposte dunque alla mercé di tutti. Non dimentichiamo poi che la Valle del Simeto, da alcuni anni è stata trasformata in una vera e propria pattumiera all’aperto, per via della proposta di realizzazione di un inceneritore di rifiuti a Paternò, per la discarica di rifiuti pericolosi speciali ad Adrano, per la discarica di Motta S. Anastasia. Non stupirebbe che la cava di Biancavilla possa essere utilizzata come ulteriore luogo di conferimento di materiale contaminato, visto lo stato di semiabbandono in cui versa. Rimane indispensabile mantenere alta l’attenzione e ottenere lo stanziamento di altri finanziamenti affinché i lavori vengano ultimati e si proceda alla mappatura e al censimento dell’amianto nel territorio.

Rimangono i nomi dei casi più clamorosi: Dino Ingrassia, Giovanni Galvagno, Dino Pappalardo, coloro che non ce l'hanno fatta ma che hanno spinto i parenti, straziati dal dolore a raccontare le loro storie e a battersi affinché si provveda a contenere efficacemente quella che è una vera e propria piaga. Tante le iniziative portate avanti dai parenti per sensibilizzare sulla questione amianto a Biancavilla e informare il più possibile: la vedova di Dino Ingrassia, Giovanna Galizia, assieme alla suocera, sono state ospiti di numerose trasmissioni al livello locale e nazionale, raccontando il dramma di un idraulico trentaduenne che ha lasciato 3 bambini; Giovanni Galvagno, operaio quarantacinquenne, ha condotto fino all’ultimo con dignità e forza d’animo la sua battaglia, cercando di diffondere più informazioni possibili sui social. Il rapper Dino Pappalardo dopo aver perso qualche anno fa il suocero, ora ha il padre affetto dalla stessa patologia; al killer silenzioso, Dino ha dedicato un rap di denuncia intitolato “Sotto casa”, realizzato in collaborazione con Dj Jad degli Articolo 31 e con il quale si propone di raccogliere fondi per la lotta ai tumori d’amianto, destinati al reparto di chirurgia toracica del Policlinico di Catania.

Un caso davvero particolare quello di Biancavilla, che si distingue da tutti gli altri in cui nel nostro Paese si ha contaminazione da amianto, caratterizzati normalmente dalla presenza di un sito di trasformazione del minerale. Qui, invece, abbiamo un sito naturale di ”particelle di morte”, che porta con sé nefasti effetti per tutta la comunità.

La Sicilia registra uno dei tassi più alti di decessi per morte da tumori d’amianto, è il momento di intervenire per azzerare primati negativi relativi alla morte per mesotelioma e per la presenza di siti inquinanti, auspicando efficaci e tempestivi interventi.

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci