Bioedilizia: costruire nel rispetto dell'ambiente

La casa è un bene primario per l'Uomo, da sempre. In ogni fase storica e in qualsiasi luogo, le civiltà hanno saputo costruire abitazioni private ed edifici pubblici sfruttando le materie prime che la Natura offre. In epoca moderna e con l'avvento della seconda industrializzazione, il progresso ha fornito nuovi materiali edili e tecnologie in grado di innescare un'impennata alle urbanizzazioni estese. Il prezzo da pagare, però, è stato altissimo e oggi i riflessi delle scelte adottate in epoche tutto sommato recenti sono sotto gli occhi di tutti.
L'inquinamento ambientale ha subito un brusco aumento, poiché i nuovi materiali industriali di costruzione e gli apporti tecnologici hanno sostituito, spesso dissennatamente, i materiali considerati ormai obsoleti ma che avevano il vantaggio di essere a impatto quasi zero. I nuovi componenti, viceversa, sono altamente inquinanti e l'approvvigionamento energetico necessario a restituire tutti i comfort ai moderni edifici ha causato l'aumento di agenti nocivi nell'aria, nel suolo e nelle acque del nostro pianeta.
Il quadro generale, se valutato anche in termini di rapporto benefici/costi, è preoccupante. Eppure una via d'uscita sembra esserci e prende il nome di bioedilizia. Con il termine bioedilizia o bioarchitettura si indica la modalità di progettare, costruire e gestire un edificio in modo da essere in linea con i principi della sostenibilità ecologica, riducendo gli impatti negativi sull’ambiente. Gli edifici progettati secondo il cosiddetto “green building” (in inglese), fanno uso di fonti di energia rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento come l’energia solare per l’acqua calda, il fotovoltaico, le biomasse ed il geotermico. La coibentazione si ottiene attraverso sostanze naturali al 100% o comunque non inquinanti. Inoltre, in un'ottica di filiera organizzata secondo principi logici, il kilometro zero è un altro aspetto da tenere in considerazione e su cui molte aziende specializzate si stanno basando.
Entrando più nello specifico, è utile inquadrare i cardini su cui si muove questo nuovo approccio culturale del settore edilizio, perchè prima ancora che una questione di materiali o tecniche di costruzione siamo di fronte ad un ripensamento globale del concetto stesso.
Uno dei principi fondamentali è quello della carrying capacity del globo, ovvero la capacità di carico portante che la Terra ha, in quanto sistema finito: l'ambiente, insomma, può sopportare un determinato stress dettato dall'impatto della popolazione che attualmente consta di 7 miliardi di individui nei cinque continenti (ma le cifre, per varie ragioni, sono plausibilmente sottostimate). Altro punto fondamentale è dato dal ciclo di vita degli edifici: dall'estrazione e trasporto di materie prime alla loro trasformazione utile alla fase costruttiva, per passare poi al periodo di vita della struttura fino alla sua dismissione. Quest'ultimo è un concetto innovativo: si costruisce, cioè, prevedendo di smontare il tutto per riciclare i componenti. Terzo principio è l'ecobilancio. Esso valuta, negli anni, gli impatti che avvengono prima, durante e dopo l'esistenza dell'edificio stesso. Inoltre tiene in considerazione i luoghi di prelievo o di produzione dei materiali, perchè non tutto è reperibile nella zona in cui verrà realizzato un palazzo o una singola abitazione. Si parla di LCA, acronimo di Life Cycle Assessment (in italiano "valutazione del ciclo di vita"). A livello mondiale questa procedura è standardizzata secondo le ISO 14040 (http://www.iso.org/iso/home/store/catalogue_tc/catalogue_detail.htm?csnumber=37456) e 14044 (http://www.iso.org/iso/home/store/catalogue_tc/catalogue_detail.htm?csnumber=38498).
Altri punti cardine della bioedilizia sono la compatibilità degli edifici nell'ambiente naturale e il benessere di chi vi abita, con il divieto di uso di materiali nocivi o tossici. Ma quali sono, viceversa i materiali ecocompatibili?
Innanzitutto il legno: rinnovabile, biodegradabile, riciclabile, isolante e fonoassorbente. Il legname deve provenire, come è ovvio, da boschi a ricrescita programmata vicini alle zone di edificazione dell'immobile. Se per ogni albero espiantato e utilizzato per ricavarne materiale se ne ripiantano altri si scongiura il disboscamento selvaggio. Altro materiale è la fibra di cellulosa, che si ottiene dal riciclo della carta. Non contiene sostanze tossiche, è un ottimo coibentante, isolante acustico e termico. Dagli impasti di acqua, argilla e sabbia si ottengono i laterizi per la costruzione di elementi strutturali: in questo caso occorre sfruttare argille a basso rilascio di radioattività ed è importante che il produttore esibisca le certificazioni che mostrano il rispetto dei requisiti di legge. I blocchi cassero in legno cemento sono usati per le strutture portanti, si posano a secco e vengono riempiti di calcestruzzo privo di additivi di sintesi. Sono ecologici, aumentano la resistenza antisismica e permettono un'ottima climatizzazione naturale. Infine vi è il sughero, proveniente dalla quercia da sughero: una volta prelevato, si rigenera naturalmente. E' atossico, isolante, ininfiammabile, anallergico, resistente e durevole.
Proprio dall'utilizzo del sughero nasce una e ve la racconteremo nel nostro prossimo articolo-intervista sul tema.
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Andrea Cuscona è giornalista pubblicista dal 2005, catanese, classe '82, laureato in Culture e linguaggi per la comunicazione. “È impossibile non comunicare”. Da questo innato meccanismo parte la sua propensione al giornalismo e alla scrittura, declinati attraverso varie esperienze su carta stampata, TV, radio e web. Si considera uno spirito libero, è impegnato in cause sociali e coltiva diverse passioni.







