Con la pandemia senza lavoro un giovane su sei, soprattutto donne

Autore:
Redazione
15/11/2021 - 04:47

Licenziati dalla pandemia! Tra le peggiori conseguenze indirette ascrivibili al SARS-CoV-2 c’è, infatti, la crisi del mondo del lavoro, crisi che in tutto il Pianeta ha portato alla perdita del posto addirittura un giovane su sei, soprattutto nei settori turistici ed in tutte quelle attività commerciali che hanno sofferto per chiusure e restrizioni varie. Alla gravità del dato va poi aggiunto che la maggior parte di questi giovani è di sesso femminile.

Tutte queste informazioni ci arrivano da una fonte assai autorevole: un rapporto che, intitolato Youth Employment in Times of Covid (L’occupazione giovanile in tempi di Covid), è stato commissionato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO - International Labour Organization) delle Nazioni Unite all'Università di Cambridge, in Gran Bretagna.

Dunque, il documento suggerisce che, dall'inizio della pandemia, più di un giovane su sei in tutto il mondo è stato licenziato oppure ha smesso di lavorare, andando poi incontro a gravi ripercussioni sia per quanto concerne la salute mentale che il benessere tout court.

In particolare, oltre il 40% di tutti i giovani con un'occupazione pre-pandemia (si parla di circa 178 milioni di persone) lavorava in quelli che sono stati i settori più colpiti: commercio al dettaglio, servizi e turismo. In effetti, il solo turismo ha subito perdite undici volte maggiori rispetto al crollo finanziario del 2008.

L'occupazione giovanile globale è diminuita di oltre il doppio del tasso che riguardava i soggetti anziani nel 2020 (8,7% rispetto al 3,7%), con una perdita di lavoro particolarmente concentrata tra le giovani donne nei paesi a reddito medio. I tassi globali di occupazione femminile sono diminuiti del 5% nell'ultimo anno, rispetto al 3,9% per gli uomini.

Nei 132 paesi che hanno adottato 580 misure fiscali ed economiche per sostenere le imprese durante la crisi del Covid-19, solo il 12% mirava a migliorare la sicurezza economica delle donne garantendo che i settori dominati da figure femminili ricevessero sostegno finanziario, principalmente in America Latina, Caraibi e Africa subsahariana.

In alcuni paesi a basso reddito, sono aumentate le donne che si sono rivolte al lavoro sessuale, contribuendo all'aumento dei casi di HIV e alle gravidanze indesiderate. Anche tra le nazioni ad alto reddito, l'impatto sui mezzi di sussistenza dei giovani è variato notevolmente.

Ad esempio, tra febbraio e aprile 2020, mentre il virus ha preso piede, c'è stata una riduzione dell’11,7% nella partecipazione al lavoro tra i giovani canadesi, un calo del 7,5% negli Stati Uniti, ma solo dell’1,9% in Corea del Sud. In ogni caso, molti di quelli abbastanza fortunati da mantenere il lavoro hanno visto i loro redditi diminuire notevolmente.

Nel maggio dello scorso anno, i giovani di tutto il mondo ancora occupati avevano in media quasi un quarto delle loro ore di lavoro ridotte (23%).

«I giovani sono svantaggiati rispetto agli anziani quando si tratta di trovare lavoro dopo la pandemia», ha affermato il coautore del rapporto, il dottor Adam Coutts, del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Cambridge.

«Meno esperienza lavorativa e capitale finanziario, reti sociali più deboli e livelli più elevati di povertà lavorativa. È anche molto più probabile che debbano sbarcare il lunario tramite un lavoro in nero», ha continuato l'esperto. «I ragazzi che hanno abbandonato la scuola spesso non hanno diritto all'indennità di disoccupazione o ai programmi di congedo. Ciò ha lasciato molti giovani a cadere nelle crepe degli interventi politici», ha sottolineato Coutts.

Sul fronte femminile, la coautrice della ricerca, la dottoressa Garima Sahai del Dipartimento di Geografia di Cambridge, ha dichiarato: «Le giovani donne sono state particolarmente colpite dalla pandemia ed hanno subito le perdite maggiori in termini di posti di lavoro, oltre ad un aumento del lavoro di assistenza non retribuito e della violenza di genere».

La dottoressa Anna Barford del Dipartimento di Geografia di Cambridge, altra autrice del rapporto, ha invece detto: «I giovani sono stati costretti a rimanere a casa per un periodo lungo, bloccati con i genitori, tagliati fuori da amici e partner. Ansia, stress e depressione sono saliti alle stelle tra i ragazzi di tutto il mondo».

I ricercatori sostengono che potrebbe verificarsi un vero e proprioblocco generazionaleper una fascia di popolazione che subirà periodi prolungati di disoccupazione, che renderanno difficile il reinserimento nel mercato del lavoro e con il rischio di farsi superare da concorrenti più giovani e più qualificati.

L'Organizzazione Internazionale del Lavoro evidenzia la responsabilità politica di molti paesi, colpevoli diinerzia” quando si è trattato di sostenere i giovani che hanno perso il posto o che stanno facendo fatica ad entrare nel mercato del lavoro dopo la pandemia.

Gli esperti sostengono difatti che molti paesi hanno semplicemente “riconfezionato” le politiche esistenti - e spesso già fallimentari - senza nuovi finanziamenti oppure le necessarie riorganizzazioni per aiutare coloro che hanno meno di 24 anni e cioè la fascia demografica più colpita dalle conseguenze economiche del Covid-19. Nel rapporto, il team di Cambridge invita i paesi ad andare oltre le politiche occupazionali yo-yo”, adottate in base all’andamento del virus, e ad attuare interventi a lungo termine rivolti direttamente ai giovani.

(Fonte: AGI/University of Cambridge)

 

In copertina: Foto di Vanna Phon on Unsplash

 

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