
Coronavirus, i tamponi vanno estesi a tutti?

«Uno dei cardini del controllo delle epidemie è la sorveglianza attiva. Io sono stato in Africa e per venticinque anni mi sono occupato di controllo di malaria. In tutti i casi in cui ha funzionato bisognava andare casa per casa. Non ci sono alternative».
Questo il parere di Andrea Crisanti, professore di Microbiologia all’Università di Padova, espresso nel corso di una lunga intervista rilasciata al periodico online Sanità Informazione.
L'estensione del test con tampone a tutti, o, almeno, a coloro che (pensiamo ad esempio a medici e sanitari) hanno avuto contatti a rischio e, pur asintomatici, potrebbero essere positivi al coronavirus, è argomento molto dibattuto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto di aumentare i test, ma in molti, anche non negando l’utilità dell’iniziativa, si chiedono se sia fattibile e in che misura.
A tal proposito non saranno inutili le parole di Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, che all’ANSA ha dichiarato che «anche l’OMS spinge ad estendere l'uso dei tamponi e questo perché si rintraccerebbero catene di trasmissione ed un maggior numero di positivi. Il punto, però, è che va anche considerata la fattibilità della misura: se ad esempio ci sono problemi di disponibilità di materiali, personale o tempi, allora è chiaro che bisogna concentrarsi sui soggetti sintomatici come fatto finora». Attualmente, il tampone viene infatti eseguito sui soggetti sintomatici che abbiano avuto contatti con persone positive o che siano stati in aree a rischio. C'è, inoltre, rileva Rezza, anche un altro aspetto da considerare: «Il tampone, in un soggetto asintomatico, può risultare negativo nel momento in cui viene eseguito ma potrebbe essere positivo se fatto successivamente. Dunque, bisognerebbe mettere in campo una strategia considerando appunto la possibilità di esiti dei test variabili nel tempo».
Qui si inserisce lo studio effettuato sugli abitanti di Vo’ Euganeo (cittadina di circa 3.300 abitanti in cui risiedeva la prima vittima italiana del coronavirus) che si sono tutti sottoposti ai “tamponi di massa” per due volte. Il paesino veneto, dove oggi ci sono soltanto persone asintomatiche in rigido isolamento, rappresenta un modello epidemiologico unico al mondo.
«A Vo’ abbiamo testato due volte tutta la popolazione. I dati di Vo’ indicano senza dubbio che aver fatto i tamponi a tutti ha permesso di identificare fin dall’inizio sia le persone asintomatiche che le sintomatiche: avendole isolate, il tasso di infezione è calato di circa dodici volte. Nella prima analisi c’era un tasso di infezione del 3%, nella seconda era calato al 2,5 per mille, più di dieci volte. Questo dimostra che aver eseguito screening su tutta la popolazione ha avuto un impatto importante. È come se potessimo festeggiare in Italia un calo di dieci volte dei positivi», ha dichiarato Andrea Crisanti sempre a Sanità Informazione.
L’insegnamento principale derivato dall’aver studiato gli abitanti di Vo’ è legato all’importanza che hanno i soggetti asintomatici nella propagazione dell’epidemia. «A Vo’ Euganeo abbiamo testato tutti gli abitanti. Anche gli asintomatici. I cittadini, inoltre, sono stati messi tutti in isolamento, quindi non hanno potuto trasmettere la malattia. Sul secondo campionamento svolto, abbiamo registrato un calo del 90% della frequenza di positivi. E tutti i positivi del secondo campionamento, otto persone, erano asintomatici. Ora teoricamente Vo’ dovrebbe essere in sicurezza. Sicuramente gli asintomatici giocano un ruolo importante. Identificare i contatti positivi e gli asintomatici è una cosa fondamentale. È l’architrave di tutte le azioni che adesso vogliamo portare avanti. Faremo il tampone a tutte le categorie a rischio, tutte quelle più esposte al pubblico: carabinieri, polizia, cassieri, operatori che stanno a contatto col pubblico, personale sanitario. Dopo andremo a casa di tutti quelli che lamentano sintomi: li testeremo, se sono positivi li mettiamo in isolamento e mettiamo in isolamento tutti i contatti, oltre a testare tutti quelli nel raggio di 100 metri», ha aggiunto Crisanti che ritiene che per ogni individuo ospedalizzato ci siano più o meno dieci asintomatici.
Giusto far notare, prima che qualcuno possa equivocare, che non si tratta ovviamente, come ha sottolineato lo stesso esperto in un’intervista rilasciata a TGCOM24, di fare il tampone a tutti gli italiani, ma piuttosto di farlo alle persone vicine agli asintomatici.
In conclusione, il modello proposto in Veneto, dove la caccia agli asintomatici continua e i tamponi dovrebbero arrivare a circa 15.000 al giorno, sembra essere vincente tanto che, nell’ultimo periodo, i casi sono “soltanto” triplicati mentre in Lombardia sono aumentati di sette volte.
Per saperne di più sul Covid-19
www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive
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