Emergenza lavoro, una piaga che minaccia la nostra democrazia

Autore:
Federico Bizzini
24/07/2020 - 03:31

La disoccupazione unanimemente è riconosciuta come una piaga della nostra società.

Il coronavirus non ha fatto altro che accentuare la relativa problematica come dimostrano scelte del nostro Governo che paiono paradossali. Mi riferisco al contributo di sostegno economico elargito in favore anche di quei soggetti che, proprio perché lavorano in nero, sfuggono ai normali canali di rilevazione della situazione occupazione. Potrebbe sembrare un ossimoro elargito a titolo di sostegno a chi non risulta ufficialmente disoccupato, ma in effetti si tratta di soggetti la cui esistenza lavorativa è innegabile e dei quali pure il Governo ha dovuto farsi carico possiamo dire chiudendo tutti e due gli occhi.

Il fenomeno è legato senz’altro alla situazione di difficoltà economica ormai endemica in cui versa il nostro Paese, ma da ultimo ha assunto dimensioni tali e talmente grandi da non essere più tollerabile per uno Stato che si dichiari civile.

Comprendete bene che una tale condizione di soggezione e sudditanza da parte di quanti lavorano in nero ha effetti diretti sullo stesso stato della nostra democrazia.

Di quale libertà di determinazione e di quale libertà di operare scelte politiche scevre da condizionamenti può disporre un soggetto che versa alla mercé di veri e propri quotidiani ricatti?

Ancora una volta i soggetti economicamente più deboli sono esposti ad un ricatto vile ed infame anche perché surrettizio tra l’esercizio libero delle prerogative democratiche e i condizionamenti dettati che le condizioni economiche di assoluto bisogno determinano.

Ovviamente il tema è suscettibile e foriero di svariate implicazioni.

Sul versante legislativo a decorrere dalla legge Fornero, le tutele apprestate per i lavoratori sono sempre più scemate.

In primis la Fornero ha tipizzato per i casi di nullità del licenziamento solo varie forme di tutela risarcitoria facendo venir meno la tutela reale, risalente al lontano art. 18 del cosiddetto Statuto dei Lavoratori, della reintegra nel posto di lavoro.

Come se ciò non bastasse è stata sempre consentita l’instaurazione di rapporti di lavoro temporanei senza l’obbligo della conversione in tempo indeterminato e questo ha ulteriormente diminuito le garanzie per i lavoratori.

Sotto il profilo politico, non vi è dubbio che la Sinistra abbia abdicato ad un suo storico ruolo di difesa ad oltranza del ceto lavorativo.

La presidenza Renzi con il Jobs Act ha assecondato una deriva che non privilegiava la tutela della parte debole del rapporto per antonomasia.

La precarizzazione del lavoro ha fatto il resto a tutto danno del ceto operaio del quale si può parlare così ormai con un termine desueto.

Non vi è dubbio che molteplici correttivi dovrebbero e potrebbero adottarsi a livello legislativo per porre rimedio ad una situazione di oggettiva sperequazione del lavoro dipendente.

Senza dire poi delle diverse forme illegali di utilizzo di strumenti surrettizi di evasione ed elusione cui si fa ricorso in modo sempre più massiccio con, ad esempio, le finte partite IVA.

La domanda ricorrente è se la Sinistra vorrà tornare a riscoprire il suo ruolo di tutela dei ceti deboli oggi sempre più in balìa di un potere padronale (anche questo è un termine fuori moda e retaggio di una vecchia concezione del lavoro) non soggetto a meno freni inibitori.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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