Fashion Revolution Week: bellezza etica oltre che estetica

Autore:
Francesca Santangelo
01/05/2017 - 09:39

Sorridi. Scatta. Posta. Benvenuti nell'Era Social. Ci piace apparire, mostrare chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo. E se è vero che "l'abito non fa il monaco", di certo, anche ciò che indossiamo racconta di noi. Scegliamo i nostri outfit in base all'umore del giorno, allo stile che ci piace, all'immagine di noi stessi che vogliamo dare, alle ultime tendenze della moda. E magari, durante una giornata di buon sano shopping, le domande più frequenti che ci poniamo sono "Mi sta bene?", "Quale colore sta meglio sul mio viso?", "Compro adesso o aspetto i saldi?". Buste piene e portafoglio vuoto, ma soddisfatte per i nuovi acquisti. Ma attenzione. Quante volte, invece, ci chiediamo: "Questo capo, rispetta l'ambiente? Rispetta le persone?".

Quesiti che da un paio di anni circolano con più riguardo nel mondo della moda. Causa, il tragico avvenimento che ha colpito la città di Dhaka in Bangladesh il 24 Aprile del 2013. Il Rana Plaza, edificio-laboratorio occupato da operai e operaie che lavorano in condizioni di schiavitù per confezionare capi di moda casual, crolla uccidendo 1.138 persone. Nonostante l'avviso di non utilizzo dell'edificio (a seguito della presenza di crepe), negozi e appartamenti chiudono, mentre viene ignorato dai proprietari delle fabbriche tessili. Macerie e cadaveri sono ciò che ne rimane. Anche a seguito di tale strage, nasce la campagna internazionale "Fashion Revolution" dedicata alla promozione di una moda etica e sostenibile, che ha come obiettivo principale quello di educare ad una maggiore consapevolezza di ciò che si indossa, tenendo conto anche di chi realizza i capi, in che condizioni di lavoro e che materiale si utilizza. Il 24 Aprile (Fashion Revolution Day) nasce in Inghilterra grazie all'idea di Carry Somers e della co-fondatrice Orsola De Castro e giunge in Italia principalmente tramite la stilista Marina Spadafora, in collaborazione con Laura Tagini e Carlotta Grimani. La richiesta è di trasparenza da parte delle aziende, affinché i clienti facciano una scelta d'acquisto informata e consapevole. Fondamentale valorizzare le filiere che rispettano l'ambiente e i diritti dei lavoratori. Nonostante sia ancora indietro rispetto ad altri paesi, anche la moda italiana risponde agli impulsi di una nuova idea di moda, accattivante non solo esteticamente ma anche eticamente.

"Parc.co Denim" è uno dei brand etici del made in Italy, azienda bergamasca che realizza jeans servendosi di materiali naturali quali fibre di cotone biologico, bambù, canapa, lino, cotoni riciclati anche con tinture vegetali. Il tutto offrendo sempre prodotti di qualità e dal design ricercato. Così come "Cangiari", marchio di moda eco-etica di fascia alta con filiera di produzione completamente made in Italy. Utilizza materiali e colorazioni biologiche quali lana bio, ginestra, seta cruelty-free. Caratterizzante la produzione con telaio a mano secondo la tradizione della tessitura calabrese: dalle 3 alle 6 ore di lavoro per un metro di tessuto. Da ciò derivano costi non proprio economici. Come loro tanti altri brand: Ligneah; Quagga; Wave-O; Tappo Bag; Silvia Massacesi; Origine; Regenesi; Laura Strambi. 

Cuore della Fashion Revolution Week 2017 è stato l'evento previsto a Milano per giovedì 27 Aprile, dalle ore 18:30 allo spazio NonostanteMarras: l'esibizione di Lella Costa, attrice, scrittrice e doppiatrice italiana. Un monologo inedito sull'impatto globale della moda. Questo insieme a molto altro. L'evento, giunto a termine domenica 30 Aprile era completamente gratuito e per viverlo bastava semplicemente registrarsi sul sito italy@fashionrevolution.org!

Possibilità di partecipare anche per chi non abita a Milano o non aveva la possibilità di andare. Come? Partecipando online! Bastava indossare capi al contrario, mettendo l'etichetta ben in vista, scattare una foto e condividerla sui social con gli hashtag #WhoMadeMyClothes e #FashRev. Taggare i brand e condividere le loro risposte!
E anche per quest'anno è giunta al termine.

Alla prossima Fashion Revolution Week!!

 

 

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