Gli antibiotici del futuro nascosti nell'uomo

Autore:
Redazione
29/08/2018 - 13:38

Una nuova generazione di antibiotici potrebbe arrivare da molecole naturalmente presenti nell'organismo umano, come un enzima che aiuta a digerire. Queste sostanze sono infatti in grado di uccidere batteri come Salmonella ed Escherichia coli e potrebbero essere modificate per combattere i superbatteri resistenti ai farmaci.

Lo ha scoperto una ricerca pubblicata sulla rivista ACS Synthetic Biology e coordinata da Alberto Di Donato ed Eugenio Notomista dell'Università degli Studi di NapoliFederico II” e da César de la Fuente-Núñez, del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Per l'Italia vi partecipano anche l’Istituto di Ricerca Diagnostica e Nucleare IRCCS SDN a Napoli e l’Università degli Studi della CampaniaLuigi Vanvitelli” (Caserta).

«Una serie di antibiotici tradizionali è ormai inefficace perché i batteri hanno imparato a convivere con queste sostanze, di conseguenza l'obiettivo principale è tentare di sviluppare una nuova categoria di molecole dalle quali i batteri non sanno difendersi», ha detto all'ANSA Di Donato. Nella ricerca di nuove armi contro i batteri, biologi e chimici si stanno concentrando su alcune sostanze che, prodotte dall'organismo umano, aiutano il sistema immunitario a respingere le infezioni. Tuttavia queste sostanze non sono abbastanza potenti da agire da sole; l'idea quindi è individuare quelle che riescono a combattere i batteri per poi, come ha rilevato César de la Fuente-Núñez, «utilizzare la biologia sintetica per modificarle e renderle più potenti».

A tal fine i ricercatori hanno messo a punto un software che permette di guardare la struttura delle proteine e vedere se abbiano gruppi chimici in grado di neutralizzare i batteri. Il software ha identificato circa ottocento di queste proteine ed è stato visto che una di esse, presente nello stomaco, è in grado di uccidere almeno tre tipi di batteri, come Salmonella, Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa, che può infettare i polmoni. Adesso le ricerche si concentreranno su questo enzima, che potrebbe diventare la base da cui ottenere nuovi antibiotici.

«Partiremo dai frammenti delle proteine che hanno attività battericida - ha spiegato il biochimico - e li cambieremo chimicamente per ottenere forme più efficaci contro i batteri». È un procedimento, ha detto, che si fa comunemente con i farmaci. Del resto «anche dopo la scoperta della penicillina, per esempio, la chimica ha prodotto modelli di quella molecola un po' diversi dall'originale».

(ANSA)

 

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