
Global Risks Report 2022: lo studio dedicato ai problemi che minacciano il mondo

Presentato lo scorso 11 gennaio l’atteso Global Risks Report del World Economic Forum, una delle pubblicazioni più significative sui rischi globali a medio-lungo termine da cui apprendiamo che, pur essendo entrati nel terzo anno di pandemia, non è il Covid-19 ad essere al centro delle preoccupazioni degli abitanti della Terra, ma i rischi legati al clima.
Secondo il Report, infatti, se da un lato i principali rischi a lungo termine riguardano proprio il clima, dall'altro i maggiori timori a livello globale nel breve termine sono rappresentati dalle divisioni sociali, dalle crisi dei mezzi di sussistenza e dal deterioramento della salute mentale.
Inoltre, la maggior parte degli esperti coinvolti per la sua compilazione (circa 950 da tutto il mondo) ritiene che la ripresa economica globale sarà volatile ed irregolare nei prossimi tre anni (solo un esperto su sei è ottimista e solo un esperto su dieci ritiene che la ripresa globale accelererà).
Giunto alla sua diciassettesima edizione e prodotto con la collaborazione di Marsh & McLennan Companies, SK Group e Zurich Insurance Group, lo studio invita i leader a pensare fuori dagli schemi dei report trimestrali e a creare politiche che gestiscano i rischi e definiscano il programma degli anni a venire. Focus del documento sono quattro aree di rischio emergente, ciascuna delle quali richiede un coordinamento globale per una gestione efficiente: sicurezza informatica, concorrenza nello spazio, transizione climatica e pressioni migratorie.
Le minacce sul breve periodo (entro i prossimi 2 anni) sono in particolare gli eventi atmosferici estremi, le divisioni sociali, le crisi umanitarie, il peggioramento della salute mentale delle persone, ma anche le malattie infettive, la crisi del debito e la diseguaglianza digitale. Sul medio periodo (da 2 a 5 anni), invece, si aggiungono la mancata azione sul clima, il confronto geoeconomico, la perdita della biodiversità, l'incapacità di garantire la cybersicurezza e i danni causati dall'uomo all'ambiente. Sul lungo periodo (da 5 a 10 anni) a preoccupare sono le dispute geopolitiche sulle risorse naturali.
Nella Top Ten dei rischi per livello di gravità, il primo posto è occupato dalla mancata azione climatica e il secondo dagli eventi atmosferici violenti. Al terzo posto si colloca la perdita della biodiversità, al quarto l'erosione della coesione sociale e al quinto le crisi umanitarie, cioè quelle legate al sostentamento. Soltanto al sesto posto troviamo le malattie infettive. E questo anche se lo stesso World Economic Forum avverte che, «con l'inizio del 2022, il Covid-19 e le sue conseguenze economiche e sociali continuano a porre una minaccia al mondo».
Nel Rapporto si legge che «le diseguaglianze sull'accesso al vaccino e le disparità che queste provocano sulla ripresa economica rischiano di acuire le fratture sociali e le tensioni geopolitiche. Nei cinquantadue paesi più poveri, dove vive il 20% della popolazione mondiale, solo il 6% delle persone è stato vaccinato finora. Inoltre, entro il 2024 le economie dei paesi in via di sviluppo (esclusa la Cina) avranno perso il 5,5% del loro PIL rispetto ai livelli di crescita attesi prima della pandemia, mentre le economie avanzate li avranno superati dello 0,9% e questo accrescerà il divario mondiale creando tensioni all'interno e oltre i confini che rischiano di peggiorare l'impatto della pandemia e di complicare il coordinamento necessario per affrontare le sfide comuni, come quelle riguardanti il clima, la sicurezza digitale, il sostentamento delle popolazioni e la coesione sociale».
Nella classifica dei dieci rischi per livello di gravità, dopo le malattie infettive, troviamo i danni all'ambiente causati dall'uomo (settimo posto), le crisi sulle risorse naturali (ottavo), le crisi del debito (nono) e, infine, le dispute geoeconomiche (decimo).
«I problemi sanitari ed economici stanno aggravando i divari sociali, creando tensioni in un momento in cui la collaborazione all'interno delle singole società e nella comunità internazionale sarà fondamentale per garantire una ripresa globale più rapida e uniforme. I leader mondiali devono unire le forze e adottare un approccio coordinato tra più stakeholder per affrontare le persistenti sfide globali e sviluppare la resilienza in vista della prossima crisi», ha detto Saadia Zahidi, Managing Director del World Economic Forum.
Carolina Klint, Risk Management Leader, Continental Europe di Marsh, ha invece dichiarato: «Man mano che si riprendono dalla pandemia, le aziende stanno giustamente spostando la loro attenzione sulla resilienza organizzativa e sulle credenziali ESG (Environmental, Social and Governance). È ormai chiaro che le minacce informatiche aumentano più rapidamente della nostra capacità di sradicarle in modo permanente, per cui senza piani di gestione dei rischi informatici credibili e sofisticati non sono possibili né resilienza né governance. Un discorso simile può essere fatto per i rischi legati allo spazio, in particolare quello relativo ai satelliti, dai quali siamo sempre più dipendenti, dato l'aumento delle ambizioni e delle tensioni geopolitiche».
Peter Giger, Group Chief Risk Officer di Zurich Insurance Group, ha aggiunto: «La crisi climatica rimane la principale minaccia a lungo termine per l'umanità. Il mancato intervento sul cambiamento climatico potrebbe ridurre il PIL globale di un sesto e gli impegni assunti a COP26 non sono ancora sufficienti a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Non è troppo tardi, tuttavia, per governi e aziende per intervenire sui rischi che devono affrontare e promuovere una transizione innovativa, decisa e inclusiva che protegga economie e popolazioni».
PER L'ITALIA I MAGGIORI RISCHI SONO IL DEBITO E IL CLIMA
La mancata azione sul clima e la crisi del debito pubblico sono i primi due rischi che corre l'Italia. Subito dopo troviamo gli eventi atmosferici estremi, la “geopoliticizzazione” delle risorse strategiche e, infine, le disuguaglianze digitali.
In Francia, invece, è l'erosione della coesione sociale ad essere percepita come il rischio maggiore che corre il Paese. Al secondo posto abbiamo la crisi del debito delle grandi economie e la “geopoliticizzazione” delle risorse strategiche, poi la mancata azione sul clima e l'assenza di misure per garantire la cybersicurezza.
La classifica della percezione dei rischi in Germania vede al primo posto la mancata azione sul clima, seguita dall'erosione della coesione sociale e, poi, dalla concentrazione del potere digitale. Al quarto posto si colloca la crisi del debito nelle principali economie e, infine, la frattura delle relazioni interstatali e la geopoliticizzazione delle risorse strategiche.
In Israele il primo rischio percepito è quello degli attacchi terroristici, mentre nel Regno Unito è la mancanza di misure in grado di garantire la cybersicurezza. Negli USA, infine, è l’esplosione di bolle speculative nelle grandi economie.
(Fonti: AGI - World Economic Forum)
Foto di copertina: Pixabay
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