Grasse, la capitale mondiale dei profumi naturali

GRASSE (FRANCIA): Nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, in Francia, c'è una deliziosa città di poco oltre i 50.000 abitanti, immersa nel verde: è Grasse, ritenuta da molti la capitale mondiale del profumo. Una fama guadagnata, è il caso di dirlo, “sul campo”. Già, perchè le zone attorno al centro cittadino sono ricche di vegetazione e distese fiorite e da questa collocazione naturale favorevole nasce la fortuna economica di Grasse. Si trova a circa 400m di altitudine sul livello del mare, gode del clima mite e soleggiato della Provenza e risente positivamente della correnti che soffiano da sud, dalla Costa Azzurra.
La coltivazione dei fiori occupa, come prevedibile, buona parte del territorio e si contraddistingue per la qualità di elementi quali il gelsomino, la violetta e la Rosa di Maggio di Grasse, una varietà locale molto pregiata. La tradizione che sta alla base della lavorazione naturale di profumi, essenze e saponi prodotti in loco affonda le radici nel XVI° secolo. In tale epoca i primi artigiani locali iniziarono a produrre essenze dalla fragranze ricercate, delicate o intense, ricche di note fiorite e fruttate. Nasce così la fortuna di questo borgo medievale che mantiene ancora oggi la dimensione a misura d'uomo e la rende altamente vivibile.
Abbiamo fatto visita ad una delle tante aziende locali, per conoscere i segreti di questa storica arte. Tutto i procedimenti avvengono secondo le antiche tecniche, utilizzando solo prodotti naturali e alcol.
La distillazione è uno dei passaggi fondamentali, si basa sulla capacità del vapore acqueo di captare gli oli essenziali. I fiori o i vegetali vari da distillare vengono posti su un piano perforato, collocato sulla parte superiore della caldaia di un alambicco riempito d'acqua portata a temperatura di 100°C, dunque ad ebollizione. Salendo, il vapore acqueo che si sprigiona, si impregna dei diversi principi odoranti vegetali nel percorso lungo il contenitore e li trasporta in una serpentina in cui un sistema di rapido raffreddamento ne permette la condensazione. Il mix di acqua e olio essenziale, così ottenuto, viene recuperato in vasi di decantazione, detti “vasi fiorentini”, in cui i due liquidi si separano naturalmente per il principio chimico-fisico del differenziale di densità. Gli oli essenziali sono raccolti in superficie per essere usati in profumeria, mentre le acque profumate di alcune essenze come fiore d'arancio o acqua di rosa sono riservate ad altri usi.
La successiva tappa, che porta al prodotto finale, è l'estrazione tramite composti biogenici: consiste nel dissolvere la materia odorante della pianta in un solvente naturale. I vegetali sono posti in enormi cisterne d'acciaio, gli estrattori, e sono sottoposti a lavaggi successivi con i solventi che si caricano in tal modo di profumo. Dopo decantazione e filtraggio, il solvente esce fuori per evaporazione allo scopo di ottenere una sorta di pasta fortemente odorante chiamata “concreta”. Dopo una serie di lavaggi nei frullini meccanici, la “concreta” dà origine a un'essenza pura chiamata “assoluta”.
La tecnica dell'enfleurage si basa sul potere dei corpi grassi di assorbire naturalmente gli odori. Può essere praticata a caldo o a freddo, a seconda della resistenza delle piante al calore. Quando si realizza a caldo o per macerazione, si basa su infusione di fiori o altri elementi odoranti in materie grasse, oli o grassi, preliminarmente riscaldati. Le miscele ottenute sono poi filtrate attraverso tessuti per ottenere unguenti profumati. Alcuni fiori delicati, come gelsomino, tuberosa o giunchiglia non sopportano il calore e pertanto si opta per il procedimento a freddo: uno strato di grasso inodore sulle pareti di un telaio in vetro che è in seguito ricoperto di fiori, rinnovati finchè il grasso sia saturo di profumo.
L'interessante tour alla scoperta di questa profumata realtà ci ha permesso di appurare come l'antico possa coniugarsi col moderno. I procedimenti, infatti, restano quelli di secoli fa con la variante dell'introduzione di macchinari meccanici in acciaio anziché rame, utilizzati nel passato. Questi ultimi, però, sono esposti assieme ad alambicchi, provette e recipienti in vetro dell'epoca. Resta - tuttavia- , che si tramanda di generazioni.
Da notare che, quantomeno nell'azienda da noi visitata, il laboratorio per diventare profumieri è accessibile solo dopo aver frequentato un corso della durata di dieci anni, tra pratica e teoria. Insomma, non un gioco da ragazzi.
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Andrea Cuscona è giornalista pubblicista dal 2005, catanese, classe '82, laureato in Culture e linguaggi per la comunicazione. “È impossibile non comunicare”. Da questo innato meccanismo parte la sua propensione al giornalismo e alla scrittura, declinati attraverso varie esperienze su carta stampata, TV, radio e web. Si considera uno spirito libero, è impegnato in cause sociali e coltiva diverse passioni.






