I big data: il futuro della medicina, dalla Ricerca al benessere personale

Autore:
Antonio Percolla
02/03/2016 - 10:34

Nessuna risorsa al mondo ci fornisce una quantità di dati utili per accedere alla conoscenza più del nostro stesso corpo. Oggi i “big data” costituiscono la nuova tendenza di Internet e della comunicazione. Molto presto però anche la medicina e la sanità potrebbero cominciare a ragionare in questi termini. Con tre obiettivi: diffondere consapevolezza sull’importanza del benessere personale, potenziare gli strumenti della ricerca scientifica e migliorare la qualità del sistema sanitario. Sono stati proprio questi i temi principali dell’incontro “Le sfide digitali per la performance in sanità” che si è svolto lo scorso 25 Febbraio nell’aula magna del rettorato dell’Università Carlo Bo di Urbino. 
 

Quando si parla di “big data” ci si riferisce alla grandezza di volume, velocità e varietà di dati provenienti da fonti diverse, la cui intercorrelazione e interpretazione può fornire risposte a domande che difficilmente riusciremmo a porci. È stato il sociologo Derrick De Kerckhove ad aver fornito una dimostrazione eloquente: “Dall’analisi delle risposte dei cittadini riguardo alle situazioni di crisi a lungo termine, è emerso un esempio interessante sul piano epidemiologico: le persone hanno molta più paura delle grandi epidemie come la SARS che del terrorismo”. Questi strumenti possono essere usati per fronteggiare le emergenze: “Un altro caso di successo di impiego dei big data nella sanità è stato quello per monitorare in tempo reale i casi di ebola”.

Ogni persona sarà in grado di fornire ai medici una notevole quantità di dati, migliorando sensibilmente i processi di diagnosi: “La cosiddetta quantificazione del sé oggi è possibile con braccialetti, sensori, applicazioni e orologi sempre più intelligenti che permettono di prendere dati come i battiti cardiaci o i passi effettuati. Le persone che si interesseranno del proprio corpo saranno capaci di gestire meglio azioni preventive per la propria salute” – ha continuato De Kerckhove. 

E la prossima frontiera sarà quella di unire i big data con la tecnologia della stampa 3D: Nel prossimo futuro ci sarà la possibilità di conoscere esattamente una parte qualsiasi del corpo di ogni singola persona. Ad esempio, ricavando i dati della cartilagine, si potrà ricrearla utilizzando materia biologica anziché delle protesi artificiali”- ha spiegato De Kerckhove citando lo studio di Luca Coluccino dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.
 

A sottolineare l’importanza dell’utilizzo dei big data è il professore Dino Amadori, direttore dell’Istituto Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori: “Sono una realtà da prendere in considerazione, ostinarsi a non utilizzarli sarebbe come preferire ancora lo stetoscopio all’elettrocardiogramma. L’impiego di questi dati è utile per compiere degli studi critici e più accurati sugli effetti a lungo termine dei farmaci, tra cui anche i chemioterapici”.
 

Infine, le performance della sanità. All’interno dello stesso incontro sono stati mostrati esempi di cruscotti e portali online adottati da diverse strutture e organizzazioni. Ma tutte accomunate dalle stesse finalità: ordinare la grande mole di dati, interpretata e renderli facilmente comunicabili. Tanto per essere utilizzati dagli operatori e dagli amministratori, quanto per agevolare la consapevolezza dei singoli cittadini.

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