I fattori di rischio della dipendenza da videogiochi: bassa autostima, isolamento e rifiuto della scuola

Autore:
Redazione
29/09/2022 - 23:25

L’abuso di videogiochi può avere gravi ripercussioni comportamentali su bambini e adolescenti e, in casi estremi, può portare al rifiuto prolungato della scuola, a minacce di autolesionismo e a comportamenti aggressivi nei confronti dei membri della propria famiglia.

In tutto il mondo sono tantissimi gli adolescenti che si impegnano in videogiochi a livelli patologici ed una nuova ricerca della Macquarie University di Sydney ha documentato come i giovani più vulnerabili, che sviluppano la condizione detta Internet Gaming Disorder (IGD), condizione inclusa dal 2013 nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), non solo hanno problemi con il controllo dei loro impulsi, ma si sentono anche disconnessi dalle famiglie e impotenti nell'ambiente esterno.

Come parte dello studio, i ricercatori hanno esaminato i casi di un migliaio di teenager di una scuola superiore sita in un'area socialmente avvantaggiata, rilevando che il 2,8% di essi (in totale quattordici maschi e nove femmine) rispondevano ai criteri di dipendenza da videogiochi.

Secondo Wayne Warburton, docente di Psicologia dello Sviluppo, che ha guidato la ricerca, la probabilità che un adolescente soffra di problemi clinici con i videogiochi aumenta con fattori di rischio, fra i quali essere maschi, avere bassa autostima e sentirsi socialmente isolati.

«Sentire di non avere molto controllo sul proprio ambiente, di non essere bravi in molte cose, sentire di non avere un buon rapporto con i genitori: questi sono alcuni dei principali fattori di rischio», scrive Warburton sul sito della Macquarie University. Gli adolescenti che vivono attaccati ai videogame lo fanno perché dà loro qualcosa che manca nella vita reale. «Nellaconnessione” - continua l'esperto - si trova la propria tribù e si trascorre tempo con altre persone. Inoltre, si è competenti, cioè bravi nel videogioco, il che compensa le insufficienze nelle materie scolastiche. Infine, i giovani hanno finalmente controllo: del gioco in cui ci si cimenta e del proprio ambiente».

La dipendenza comportamentale può tuttavia essere affrontata puntando sui fattori di rischio, come incoraggiare la fiducia in se stessi ed affrontare i problemi di relazione che portano all'isolamento sociale. Il rischio si riduce quando i giovani hanno una maggiore autostima, sono meglio connessi socialmente e hanno un legame più forte con i genitori e un caldo ambiente familiare, sottolinea lo studioso.

Ma quali fasce di età sono più a rischio? Nel 2015, i ragazzi statunitensi di età compresa tra 13 e 18 anni dedicavano in media sei ore e quaranta minuti al giorno all'uso ricreativo dello schermo. Nel 2019 si arriva a ben sette ore e ventidue minuti. Poi, con la pandemia si crea una tempesta perfetta che nel 2021 fa balzare la media a otto ore e trentanove minuti al giorno. Un dato impressionante che probabilmente si è replicato un po’ in tutto il pianeta.

Va detto che, fino a qualche tempo fa, gli adolescenti erano considerati il gruppo più a rischio di IGD, ma ora ci sono indicazioni che anche gli studenti delle scuole primarie sono in pericolo.

Warburton e i suoi colleghi della Macquarie University hanno pubblicato una serie di casi di studio di bambini di età compresa tra gli 11 ed i 13 anni dipendenti da giochi, tra cui Minecraft, Roblox, Fortnite, Call of Duty, Counter-Strike: Global Offensive, oppure da smartphone, social media, YouTube e TV in streaming.

«Chiunque può sviluppare una dipendenza dallo schermo, ma la mia ricerca mostra che i bambini sono più a rischio se hanno problemi con il controllo degli impulsi e se i loro bisogni di base, come l'autostima, essere inclusi, sentirsi bene nelle cose e avere il controllo, vengono soddisfatti meglio online che offline», afferma in conclusione Warburton.

(Fonte: ANSA/Macquarie University)

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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