Ieri come oggi, da L'Aquila ad Amatrice: il mostro raccontato dai volontari

Autore:
Federica Campilongo
25/08/2016 - 12:19

SPECIALE SISMA - Prosegue l’impegno del Servizio Nazionale della Protezione Civile mobilitato da ieri notte a seguito del terremoto che ha colpito il centro Italia e delle numerose scosse, anche forti, che si sono succedute. Sono circa 4370 gli uomini e le donne appartenenti alle diverse strutture operative di Protezione Civile, ai centri di competenza tecnica scientifica o alle aziende erogatrici di servizi essenziali, dispiegati sul territorio. A questi si aggiunge tutto il personale delle amministrazioni territoriali delle aree colpite dal sisma nonché quello delle colonne mobili attivate da fuori regione (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Molise, Emilia Romagna, Toscana) per portare aiuto.

Con le ore tuttavia sale vertiginosamente il numero delle vittime. Il Comitato Operativo della Protezione Civile resta riunito in seduta permanente a Roma, mentre, sul territorio colpito - come si continua a leggere nella loro pagina ufficiale - proseguono le operazioni di ricerca e soccorso a cui si affiancano le prime attività di assistenza alla popolazione. Il bilancio ufficiale delle vittime, intanto, è salito a 247 e resta purtroppo temporaneo.

Quello del volontario è un ruolo fondamentale, un ruolo tanto gratificante quanto doloroso soprattutto di fronte a scene apocalittiche come quelle diffuse nelle ultime ventiquattrore. 

Abbiamo voluto raccogliere dunque delle testimonianze di chi ha vestito i panni del volontario, ripercorrendo insieme fasi salienti del terrore. Come ci racconta Alberto, il giovanissimo volontario siciliano che spalla in mano, nell'aprile 2009 non c'ha pensato due volte ed  partito per dare il proprio contributo in Abruzzo.

 

 

L'ho rivisto...

"Un devastante terremoto alle 3:36 ieri ha colpito duramente il centro Italia. Interi paesi rasi al suolo.
Mi sembra di rivivere un copione già visto. Mi sembra di rivivere quella maledetta mattinata del 6 Aprile 2009 che ha cambiato anche la mia vita.
Ho il cuore gonfio di dolore e rabbia. Rabbia perché questo paese non imparerà mai. Siamo condannati a rifare gli stessi errori.
Siamo condannati a continuare a piangere i nostri morti.

Stanotte mentre mi trovavo nel mio letto l'ho rivisto. 
Ho rivisto il "mostro".
Ho rivisto quelle immagini che da sette anni cerco di dimenticare. Ho rivisto le mani sporche di terra. Ho rivisto il vuoto negli occhi di un bambino estratto dalle macerie. 
Ho risentito le urla di disperazione. Ho risentito l'odore della morte e della distruzione.

Questo è quello che ti lascia un terremoto. Questo è quello che mi ha lasciato il terremoto del 2009. 
Oggi assisto a questa ennesima tragedia solo come "telespettatore" ma il finale sarà lo stesso.

Tra venti giorni ci dimenticheremo di tutto. Non ci sarà nessuna ricostruzione. Nessuno pagherà per questa tragedia. Le vittime saranno solo dei numeri. Di questa tragedia solo i sopravvissuti e i volontari porteranno le cicatrici. Si ricorderanno di quel "mostro" che non li farà dormire per il resto della loro vita".

 

E di quello che ne sarà delle zone colpite nelle prossime settimane, nei prossimi mesi non si sa ancora nulla. Tante le promesse, ciò che ci auguriamo e che i tempi di ricostruzione e messa in sicurezza siano più celeri rispetto al dramma in Abruzzo. Dramma che non è stato tuttavia capace di scalfire le coscienze di chi potrebbe, ma non fa. Di chi promette senza mantenere. Vogliamo allora ritornare a L'Aquila e lo facciamo grazie alla testimonianza della collega Marinella Arcidiacono che nel 2012 si recò nello stomaco del mostro.

 

"Le immagini della scorsa notte della provincia di Rieti mi riportano indietro a quel 2009 d'infermo a L'aquila, appresi la notizia dei media.

Il dolore, la disperazione, la speranza di quei momenti entrarono nella mia anima. Nell'ottobre di tre anni dopo mi ritrovai fisicamente in quei luoghi straziati dall'irruenza della natura, ero lì, insieme a migliaia di italiani, in occasione della festa nazionale del volontariato. Tra questi anche alcuni dei superstiti di quella tragedia. Dal cuore della città ci spostammo nella frazione di Onna, il paese simbolo della distruzione. 

Dovevamo riunirci in gruppo in una nuova struttura post terremoto per lavorare ad un progetto sociale, arrivammo in silenzio guardandoci negli occhi. Passo dopo passo ci avvicinammo al cuore del paese, attorno a  noi quello che doveva essere un centro storico attivo e fervente, dinanzi a me invece soltanto cumuli di macerie. Nei loro occhi vedevo ancora più vivo il terrore di quegli attimi. Il dolore struggente di chi aveva perso tutto, gli affetti più cari, la propria casa e con essi anche parte del loro vissuto. Ascoltavo attonita in pieno rispetto le parole cariche di coraggio. Sì coraggio, perché chi mi stava parlando scampò al terremoto, ma si attivò subito, con cuore e mano, per aiutare gli altri.

Arrivammo alla zona rossa e come se il tempo lì si fosse fermato, più mi addentravo, più mi guardavo attorno, più quello che vedevo, anzi quello che non vedevo, mi faceva star male. Un luogo pieno di storia e vita era adesso un paese fantasma. La struttura bianca che ci accoglieva fu in quei giorni terribili un'importante centro di raccordo e adesso fungeva da confine tra la vecchia e la nuova Onna, fatta di edifici tutti uguali. Oggi come allora il mio pensiero va a loro, a chi sta vivendo questi momenti terribili".

 

 

INFO UTILI
La Protezione civile ricorda che sono attivi i seguenti numeri verdi informativi: contact center della Protezione civile nazionale: 800840840; sala operativa della protezione civile Lazio: 803 555; numero verde della Protezione Civile delle Marche 840001111.

 

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