Il coronavirus sembra colpire più gli uomini che le donne. Una ricerca dell’Università di Catania prova a spiegare il perché

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Redazione
30/04/2020 - 05:20

La sindrome respiratoria acuta provocata dal coronavirus SARS-CoV-2 sembra avere una mortalità maggiore nel sesso maschile. Sul totale delle vittime di Covid-19 le donne sono il 35%, con una percentuale di 2:1 a vantaggio delle donne. Il dato è costante pressoché in tutte le fasce di età. In Cina il tasso di letalità dei casi confermati è pari al 4,7% negli uomini a fronte del 2,8% riscontrato nelle donne. Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (donne 83 - uomini 79).

Una ricerca condotta da studiosi del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Catania, in collaborazione con l’UniversitàMagna Graeciadi Catanzaro, pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences, ha provato a illustrare i possibili meccanismi ormonali alla base del differente tasso di frequenza e letalità negli uomini rispetto alle donne.

Lo studio dal titolo “Sex-Specific SARS-CoV-2 Mortality: Among Hormone-Modulated ACE2 Expression, Risk of Venous Thromboembolism and Hypovitaminosis D” è stato condotto dal professor Sandro La Vignera, endocrinologo dell’ateneo catanese, insieme con il professor Aldo E. Calogero (ordinario di Endocrinologia dell’ateneo catanese), la professoressa Rosita A. Condorelli, Rossella Cannarella (dottoranda di ricerca in Biomedicina Traslazionale), Francesco Torre, e con il professor Antonio Aversa, ordinario di Endocrinologia dell’università calabrese.

«Tre diversi meccanismi potrebbero spiegare la diversa suscettibilità all’infezione e del suo decorso nei due sessi. Il primo potrebbe essere legato all’enzima ACE2, coinvolto nella conversione della angiotensina 2 in angiotensina (1-7), che rappresenta laporta di ingressodel virus all’interno delle cellule dell’apparato respiratorio e del cuore», spiega il professor La Vignera.

Dati sperimentali suggeriscono che l’espressione dell’ACE2, da cui dipende l’infezione da SARS-CoV-2, sia maggiore nel sesso maschile e che sia influenzata dai livelli circolanti di testosterone. «Questo fattore – sostiene il ricercatore catanese – potrebbe quindi spiegare la maggiore suscettibilità all’infezione nei maschi, dove può più facilmente causare eventi cardiovascolari».

Inoltre, recenti studi di popolazione attribuiscono al testosterone un ruolo nella patogenesi di fenomeni tromboembolici, coinvolti nella letalità da Covid-19. Anche questo secondo meccanismo potrebbe dunque essere coinvolto nella maggiore mortalità da Covid-19 nel sesso maschile.

Infine, la carenza di vitamina D, particolarmente frequente nei maschi di età avanzata, sembrerebbe favorire l’aggravarsi dell’infezione dell’apparato respiratorio, aumentando la letalità del virus nel soggetto infetto.

«Questi tre meccanismi potrebbero spiegare la maggiore mortalità nel sesso maschile e necessitano di essere presi in considerazione nella gestione terapeutica dei pazienti affetti da Covid-19», suggeriscono gli autori della ricerca.

«Sulla base di questi dati il ruolo dell’endocrinologo può risultare importante nella corretta gestione della terapia con testosterone nei soggetti di sesso maschile, potendone prevedere, caso per caso, correzione della posologia, eventuale periodo di breve sospensione o impiego di preparati con azione antagonista e/o selettiva», conclude il professor La Vignera.

 

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