Il sistema Terra e le sue lesioni, in Sardegna avanza la desertificazione

Autore:
Riccardo Anastasi
31/01/2016 - 13:31
DesertificazioneSardegnaTitolo

CAGLIARI - Prendere atto dei fenomeni anomali principalmente responsabili dei cambiamenti climatici è sufficiente a sviluppare una “coscienza critica” trasversale capace di operare un cambio di passo nel pessimo rapporto uomo-natura? Semmai fosse sufficiente, crediamo che sia l’unico fattore in gioco?

Quel che appare certa e l’impossibilità di trascurare l’effetto dei fattori antropici che sono causa di profonde lesioni nel sistema “terra”.

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Sospiro di sollievo? Nemmeno tanto, dato che la desertificazione delle principali macchie verdi regionali è motivata dall’indebolimento dei suoli, fino alla perdita della loro fertilità fisica, chimica e biologica.  Svigoriti, deturpati e sfruttati talmente allo stremo che, considerate in aggiunta altri fattori di origine naturale come le erosioni fisiologiche di origine idrica ed eolica, quasi mai riescono a reggere il peso di nuovi cicli vitali.

Con l’allarme lanciato dagli esperti per il pericolo corrente corso dall’ intera area sarda, a preoccupare è poi la conseguenza di un processo sì tanto devastante come quello attualmente in atto. Studi tecnici dimostrano, difatti, come la desertificazione distrugga drasticamente la biodiversità contribuendo a mettere a rischio la sopravvivenza umana o a determinare grandi migrazioni di specie animali verso altri territori. Processo questo che, se nella porzione settentrionale dello stivale non ha ancora mostrato la sua tragica veemenza, risulta avere epiloghi dannosi sia nell’Italia meridionale che nelle due Isole maggiori in quanto, questi, territori recettori di ondate provenienti da aree tropicali e subtropicali desertiche.

Ora, pensiamo che forse, in questo turbinio di calamità, l’uomo stia alla larga in quanto a responsabilità? Non potrebbe mai esserlo se, come appare certo, la desertificazione avanza si a causa dei processi di degrado del suolo e della vegetazione a seguito di variazioni climatiche, ma soprattutto a causa di attività antropiche.

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Tra queste le coltivazioni intensive di campi e aree, capaci di svilire e annichilire la vitalità del sottosuolo, come pure l’eccessivo utilizzo di concimi e fertilizzanti, pronti a rivelarsi, alla lunga, veleni letali. A completare il quadro, poi, le emissioni incontrollate di gas serra inquinanti che destabilizzano fortemente la ciclicità e la regolarità pluviometrica, così come la componente dolosa nel fenomeno degli incendi boschivi.

Nella corsa ai ripari azionata con colpevole ritardo, le amministrazioni locali sarde hanno compiuto vastissime opere di ricognizione del fenomeno, tanto da considerare il controllo delle zone a rischio uno degli obiettivi prioritari per la tutela del territorio, per gli inevitabili effetti sull’ambiente e sullo sviluppo economico e sociale dell’Isola.

Appare, dunque, inevitabile sviluppare quei processi di innovazione delle politiche di gestione del patrimonio forestale e agro-forestale per creare non solo maggiori occasioni di competitività, ma anche una fondamentale azione contro il processo di desertificazione e le vulnerabilità indotte dai cambiamenti climatici.

Sempre che il clima sia il maggior responsabile.

 

 

Immagini:

Gli squarci provocati dal progressivo esaurirsi del sottosuolo nella pianura del Marganai, nell'Iglesiente.

Foto tratte da sardiniapost.it

Nelle dune del Sud Sardegna, piccoli segnali di vita e vegetazione spontanea nonostante l'avanzata della desertificazione.

Foto tratta da leganerd.com

 

A cura di Riccardo Anastasi

 

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