Inquinamento bellico: uccide anche in tempi di pace

TEULADA (CA) - Esercitazioni senza controllo, parti di un territorio sino a decenni fa incontaminato ora irrimediabilmente compromesse, strane polveri bianche disperse nell’aria, appiccicose, limose, che rimangono per giorni, settimane forse, sui rigogliosi cespugli di mirto e lentischio che colorano la macchia mediterranea di quest’angolo di Sardegna.
E poi le diagnosi, la chemioterapia, gli interventi, il dolore, le morti ed i funerali. Un copione scritto, una cronologia funesta, ripetutasi con fin troppa regolarità a scandire la vita di una comunità generosa.
A Teulada, in quell’insenatura tra le più suggestive dell’Isola, angustiata da troppo tempo dalla presenza di una delle basi militari più complesse d’Europa, si continua a morire, in attesa di una verità che molti, spettatori inermi o vittime, già conoscono e la loro storia ha contribuito a segnare in maniera indelebile.
Ma se la giustizia va avanti, la corsa della malattia cresce di velocità quasi inesorabilmente. Tutto a causa di quelle micro-particelle sottilissime, infinitesimali e per questo subdole, depositatesi sulle divise mimetiche dei militari che spesso si recavano in esercitazione nei poligoni, tra bombe ed esplosivi micidiali, confezionati con quell’uranio impoverito che miete vittime con cadenza disarmante. Quelle polveri involontariamente respirate da tutti e per questo divenute letali.
Attualità stretta o cronologia di morte, il numero dei decessi causati dalla sola vicinanza alle polveri non lascia scampo. E questo grazie anche all’alto numero di nano-particelle specifiche prodotte da inquinamento bellico e per questo presente sia nei tessuti delle mimetiche dei militari inviati nei teatri di guerra o in servizio nei poligoni sardi, sia negli abiti civili indossati dalle popolazioni o nel manto delle greggi che vivono nel circondario dei poligoni.
Come quello di Capo Teulada, lì dove le testimonianze sono state acquisite dalla giustizia ordinaria in numero drammaticamente alto (si parla di circa 60 casi) e poste al vaglio degli inquirenti per verificare la relazione tra le morti di militari e civili e le attività che si svolgono nell’area della base militare.
A Teulada c’è chi da tempo sapeva di avere un destino segnato, solo per il fatto di lavare divise mimetiche militari impregnate di polveri e dolore. Erano gli anni Novanta, la sensibilità e l’attenzione erano diverse, ma il rapporto matematico e i numerosi altri casi nel territorio di tumori, leucemie e linfomi lasciavano pochi dubbi. Eppure c’era chi, tra gli strenui difensori del metodo tutte regole e disciplina, sosteneva che l’indice di malati di cancro nella zona non era superiore alla media nazionale. Falsità.
Basta farsi un giro nel cimitero di Teulada e nei paesini vicini per rendersi conto di quante siano e quanto siano ravvicinate cronologicamente le morti e i decessi avvenuti, molti dei quali in giovane età, a causa dei tumori.
A Teulada c’è chi aveva il lavoro onesto, coltivato con passione e dedizione, quasi ad incarnare una vera valvola di sfogo, ed ora è costretto a combattere e vivere la sofferenza di una quotidianità fatta di terapie, cure, ospedali e referti che non lasciano scampo.
Storie simili, che si intrecciano e hanno sempre un comune denominatore, la sofferenza. In un contesto dove, forse, prima la vergogna e l’omertà avevano il sopravvento, ma lì dove ora il vento è cambiato.
E questa volta il vento non porta solo polveri sottili, ma speranza e voglia di combattere. Per fronteggiare un male che oltre al dolore è carico pure di un misterioso componente: l’interesse.
Fonte foto:
Le esercitazioni belliche nell'insenatura di Capo di Teulada, nei pressi della base militare al centro delle polemiche: Foto tratte da vitobiolchini.it
Le esplosioni controllate interne ai poligoni militari e le nubi di polveri letali: Foto tratta da sardiniapost.it
A cura di Riccardo Anastasi
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