La Vucciria di Guttuso è tornata a casa

Autore:
Redazione
10/06/2021 - 04:46

La Vucciria, dopo essere rimasta esposta a lungo alla Camera dei Deputati, è tornata finalmente a casa, in Sicilia.

Per l’occasione, l’Università degli Studi di Palermo le ha costruito un involucro nuovo di zecca, immersivo, struggente, cuore del nuovo percorso di visita che restituisce al capoluogo siciliano il complesso monumentale dello Steri (Palazzo Chiaramonte) nella sua integrità.

La tela che Renato Guttuso dipinse nell’arco di alcuni mesi, nel 1974 – leggenda vuole che il pittore facesse arrivare, nel suo studio di Velate, frutta e verdura di giornata per ricreare e poter così riprodurre, i colori del mercato palermitano, ha ripreso posto nell’antica Sala delle Armi del palazzo medievale, a piano terra, dove era stata sistemata nel 2004 su iniziativa dell’allora rettore Giuseppe Silvestri. In seguito fu spostata nella stanza del prorettore vicario e poi nella Sala dei Baroni al primo piano: oggi, dopo una lunga trasferta a Roma, nella Sala della Lupa a Montecitorio, la tela di Guttuso è tornata finalmente nella città che da sempre l’ha riconosciuta come sua opera-simbolo. E ha trovato ad attenderla il nuovo spazio.

Nella Sala delle Armi, la Vucciria (olio su tela - dimensioni: 3metri x 3metri, Guttuso per dipingerla si servì di un elevatore per lavorare in quota) è stata collocata in una nicchia che la accoglie come un abbraccio. Grazie ad un particolare studio sul sistema di illuminazione e adeguati puntamenti, la Vucciria balza fuori in tutta la sua prorompente e unica bellezza: l’effetto è quello di un faro che passa sulle figure sbozzate che appaiono tra pesci, frutta, verdura, quarti di carne. «Una grande natura morta con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra», scriveva lo stesso Guttuso. Avvicinandosi al quadro, si ascolteranno le voci del mercato – le tipiche “banniate” – registrate e conservate negli archivi del CRICD - Centro Regionale Inventario, Catalogazione e Documentazione.

L’allestimento, curato da Marco Carapezza, Paolo Inglese e Maria Concetta Di Natale e realizzato dall’architetto Maria Carla Lenzo, è completato da alcuni pannelli con biografia, note critiche, scritti di colleghi ed intellettuali, uno schizzo pubblicato dal Villabianca dell’antica Bocceria; sui monitor scorrono contributi video dalle Teche Rai, dal “Diario di Guttuso” realizzato da Giuseppe Tornatore nel 1982 e dal documentario del 1975 Come nasce un’opera d’arte. Renato Guttuso, oltre ad una postazione dove ascoltare la voce del grande pittore bagherese.

«Lo Steri, che in ogni sua pietra custodisce un pezzo della storia di Palermo, e la Vucciria di Guttuso, un’icona rappresentativa della nostra città con i suoi colori e le sue luci ma anche con le sue ombre, tornano visitabili in una veste che ancora maggiormente esalta la realtà di un contesto storico e di un’opera semplicemente straordinari. Per il nostro Ateneo è sicuramente motivo di orgoglio e di forte impegno valorizzare, custodire e fare conoscere questi tesori, simboli della Sicilia nel mondo e simboli del valore della cultura come imprescindibile elemento di ripartenza del nostro territorio», sottolinea il rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari.

«La Vucciria di Guttuso diventa protagonista a tutto tondo della Storia plurisecolare del Palazzo Chiaromonte, con un allestimento molto curato, ricco di suoni, luci, immagini e descrizioni critiche che rendono straordinaria l’esperienza della visita in un contesto, quello della Sala delle Armi dello Steri, assolutamente unico. La Vucciria non è la sola meravigliosa esperienza della visita del complesso dello Steri. Con essa, la Sala dei Baroni, la collezione Chiaromonte proveniente dal Salinas, che tra pochi giorni sarà ospitata nella Sala Terrana, il percorso di Scarpa e il carcere dei Penitenziati, arricchito di una specifica applicazione che guiderà i visitatori, e ancora altre straordinarie sorprese che renderanno questo luogo unico per i visitatori che vorranno vederlo», dichiara il professor Paolo Inglese, direttore del SiMuA - Sistema Museale di Ateneo.

«La Vucciria di Guttuso è un pezzo unico nella storia della pittura, per il particolare rapporto che ha instaurato con la città. Molti quadri rappresentano efficacemente una città, basti pensare alle opere di Canaletto o Guardi per Venezia, a Piranesi o Panini per Roma. Unico è, invece, il caso di un’opera che descrive l’anima della città ed una città che ha adottato quella rappresentazione come propria, basti pensare alle riproduzioni nelle case e soprattutto nelle botteghe cittadine. Difficile spiegare il mistero di questo legame, forse per la capacità della Vucciria di descrivere il sentimento che i palermitani hanno verso la loro città, affascinati dalla sua bellezza ed opulenza, ne vivono però il dramma. E la Vucciria è un quadro di vita e di morte», spiega il professor Marco Carapezza, vicepresidente degli Archivi Guttuso.

Ma la musealizzazione della Vucciria è solo il primo passo del nuovo percorso di riappropriazione del complesso monumentale dello Steri che da sabato 5 giugno è ritornato visitabile nella sua complessa integrità: la gestione e i servizi sono stati affidati a CoopCulture che da oltre due anni promuove l’Orto Botanico, parte del Sistema Museale di Ateneo. Una scelta strategica di una Università che ha deciso di mettere a sistema i suoi spazi creando una sinergia fattiva, ma restituendo nello stesso tempo a Palermo parti importanti della sua storia.

«Siamo felici di poter contribuire a questa operazione di riappropriazione di uno dei complessi monumentali che più riesce a raccontare le mille anime di Palermo. CoopCulture sarà impegnata nella valorizzazione dello Steri con un progetto innovativo di promozione che favorirà la messa a rete dell’offerta culturale della città», interviene il direttore generale di CoopCulture, Letizia Casuccio.

Un’operazione importante e complessa che riconsegna a Palermo non soltanto uno dei suoi complessi monumentali più importanti, ma anche il racconto stratificato della città che parte dalla dinastia trecentesca dei Chiaromonte il cui palazzo divenne sede vicereale tra il 1468 e il 1517, poi sede dell’Inquisizione spagnola tra 1601 e il 1782 - periodo in cui vennero costruite le carceri e le celle delle torture al piano inferiore, parte del percorso di visita –, poi sede della Dogana, dei Tribunali del Regno, fino ad essere acquisito nel 1967 dall’Università di Palermo che ne affida nel 1972 il restauro ad un’équipe di architetti (Roberto Calandra, Camillo Filangeri, Nino Vicari) con la consulenza fino al 1978 (anno della sua morte) di Carlo Scarpa. Un recupero moderno, conservativo, che prevedeva solo materiali compatibili con l’epoca storica e soluzioni geniali per sanare danni da interventi precedenti. In un momento in cui Palermo si spostava su quartieri di ultima generazione e svuotava il centro storico, l’Ateneo investiva invece sul complesso e avviava quello che sarebbe poi stato il processo inverso di ripopolamento dell’antica Kalsa, oggi cuore di nuovi percorsi e di investimenti privati.

A partire dalla Vucciria di Renato Guttuso, chi visiterà l’hosterium magnum voluto da Manfredi I Chiaromonte scoprirà un insieme stratificato di periodi storici, da leggere come un tutto disomogeneo, certo, ma non stridente. Dalle carceri segrete della Santa Inquisizione, vero mansionario nascosto di preghiere, invettive, disegni che i prigionieri di Torquemada graffiarono sulle pareti, all’atrio imponente, agli spazi liberi dagli uffici universitari; e su per le scale per raggiungere la Sala dei Baroni dove da poco più di un anno è stato restituito nella sua straordinaria bellezza il soffitto ligneo trecentesco, vera Bibbia cavalleresca, unico in Europa per ampiezza di uno spazio non religioso. Il restauro, guidato dall’architetto Costanza Conti e dall’ingegner Antonio Sorce, era stato completato da poche settimane quando la pandemia ha chiuso i siti culturali: è giunto il momento di riprendere le visite, che, a fine mese, ingloberanno anche il nuovo Museo dell’Università e le sale recuperate.

 

Il complesso monumentale dello Steri (Piazza Marina, 61), riaperto al pubblico dallo scorso 5 giugno, è visitabile ogni giorno: dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 20 - sabato e domenica dalle 10 alle 20.

 

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