L'Italia e le aree a rischio contaminazione

Autore:
Benedetto Rizzo
13/12/2016 - 10:44

L'incidente del primo dicembre verificatosi nella raffineria Eni di Sannazzaro de' Burgondi, una delle più grandi d'Italia, dove si è alzata una palla di fuoco e un'enorme colonna di fumo nero a causa di un'esplosione, ha allertato tutta la provincia di Pavia e i territori circostanti. Un incidente, l'ennesimo, che per qualche ora ha destato l'attenzione dell'opinione pubblica mettendo in seria agitazione un'intera regione. 

Una vicenda che ci permette di lanciare una riflessione sul tema sicurezza nelle aree a rischio contaminazione da attività industriale. L'affidabilità di queste strutture a scopi industriali, considerate ad alto rischio, in particolare quelle situate in prossimità di centri abitati o di zone di produzione agricola, è da rimettere seriamente in discussione. Nella maggior parte dei casi, è vero che si adottano misure di emergenza per valutare le conseguenze sulla salute e l'ambiente, tuttavia quello che preoccupa maggiormente sono gli effetti di medio-lungo periodo. L'emissione di sostanze tossiche, nel caso citato riguarda idrogeno solforato, utilizzate nel processo lavorativo e prodotte dalla combustione rischiano di disperdersi pericolosamente nell'aria.

Dunque, non una mera notizia di cronaca, l'incidente di Sannazzaro de' Burgondi, ma un fatto che si lega all'esigenza di capire quale prezzo dovranno pagare le comunità e i territori in prossimità di quelle aree considerate oggi a rischio contaminazione. In Italia esistono almeno 44 aree inquinate che superano i limiti di legge mettendo a repentaglio la vita di circa 6 milioni di persone esposte a rischio malattie tumorali. Un dato allarmante se associato a una pratica politica-amministrativa inefficiente che riguarda la mancanza di bonifica di questi siti che doveva avvenire già dal lontano 1996. Dati, numeri e cifre preoccupanti che riguardano innanzitutto quei cittadini che convivono, dolente o nolente, con il fumo dei camini delle centrali a carbone, con l'emissione dei gas delle industrie chimiche, o ancora in prossimità di quelle aree dedite a discariche dove si riversano rifiuti di ogni genere e con i siti dove c'è un'alta percentuale di amianto.

Uno spaccato tetro dell'Italia, che coinvolge sia le città del nord che i centri urbani del centro e sud del Paese. Indubbiamente, questo processo causa in primo luogo un aumento della mortalità dovuto all'incidenza tumorale e un accrescimento preoccupante dei ricoveri. Inoltre, spesso in molti di questi siti si possono trovare più strutture a diversa vocazione: impianti chimici, poli petrolchimici, raffinerie, aree portuali, centrali elettriche, impianti siderurgici, siti di amianto e discariche possono presentarsi all'interno di una stessa area.

È interessante a proposito lo studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento, il terzo rapporto SENTIERI del Ministero della Salute e dell'Istituto Superiore della Sanità, che ha documentato e analizzato i dati circa la mortalità, l'incidenza tumorale e il numero di ricoveri di molte aree “SIN” (siti di interesse nazionale per le bonifiche). Tra questi dati emerge chiaramente come la presenza di siti portuali, industriali, siderurgici, di cave e di discariche in prossimità di centri abitati sia da considerare allarmante per lo stato della qualità dell'aria e del sottosuolo e per il rischio alla salute che ne consegue. In particolare, lo studio citato prende in esame 44 dei 57 siti che riguardano il “Programma nazionale di bonifica” e tratta l'analisi della mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi o dismessi e che presentano un quadro di contaminazione ambientale e rischio sanitario. 

L'elenco dei SIN è lungo e comprende almeno 44 siti di interesse, tra cui molte città capoluogo e comuni limitrofi. Nel nord Italia sono 19 le aree, tra cui Brescia che annovera nel suo perimetro la presenza di diverse tipologie di impianti come quello chimico e la discarica; al centro-sud si presentano altrettanto 19 aree, come per esempio le città pugliesi di Brindisi e Taranto che devono fare i conti, la prima, con impianti di diverse tipologie: chimico, petrolchimico, centrali elettriche, area portuale e discarica. La seconda, diversamente, con la presenza di un impianto siderurgico, una raffineria, l'area portuale e la discarica di RSU; infine, le isole, che da sole comprendono 6 aree a rischio, in particolare la Sicilia che con le sue 3 aree destinate ad attività industriali localizzate a nord-est e sud-est dell'isola, Milazzo, Priolo e Gela, è a serio rischio contaminazione.

Una triste realtà che mette in pericolo l'incolumità degli stessi cittadini italiani che nei decenni passati hanno salutato con favore, ma non sempre, l'incentivazione di strutture industriali con lo scopo di favorire nuove opportunità occupazionali. Da anni, tuttavia, questa misera realtà si scontra pesantemente con il più vitale diritto alla salute. Non è raro assistere, in alcune città, a una scelta doverosa tra il diritto alla salute e quello al lavoro. Senza cadere in facili accademismi giuridici, è opportuno ricordare come la Costituzione italiana, spesso bistrattata, nella sua prima parte dedicata ai diritti e doveri dei cittadini, preveda con l'art. 32 la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.

Tutto ciò non deve tradursi in un rifiuto categorico del processo industriale, o nella negazione degli apporti tecnologici che ne derivano o ancora nell'auspicio del rallentamento dell'economia nazionale. Significa soltanto, cercare di comprenderne il fenomeno; considerare finalmente che più di 40 aree territoriali in Italia sono in discussione e con esse la qualità e le prospettive di vita dei loro abitanti. Le raffinerie, i poli petrolchimici, le strutture siderurgiche, le aree portuali, le centrali elettriche possono essere considerate parte integrante di una realtà produttiva e lavorativa, inquadrate nel pieno processo tecnologico e di sviluppo di un Paese moderno e avanzato, se solo sulla loro affidabilità, e spesso anche sullo loro utilità, non venisse posto un importante punto interrogativo. 

Proprio all'interno dei confini di questa Repubblica, dotata di un'autorevole Carta costituzionale, spesso si verificano dei fenomeni da non sottovalutare che stridono con i principi e lo spirito etico della prima parte della Costituzione.

 

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