Mani pulite, l’inchiesta che “uccise” la politica raccontata da Barbacetto, Gomez e Travaglio

Autore:
Federico Bizzini
02/07/2020 - 03:03

Un testo imprescindibile. Questo è Mani pulite. La vera storia (Casa Editrice Chiarelettere, 2012) di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, libro che ricostruisce nei minimi dettagli ciò che fu l’inchiesta che portò al crollo della Prima Repubblica e che io prendo in considerazione per le vicende che ebbero protagonista una figura centrale della nostra storia politica quale fu Bettino Craxi, al fine di rappresentarla in modo quanto più aderente alla realtà.

Nel 1992 viene eseguito l’arresto di Mario Chiesa, del Partito Socialista Italiano, perché colto sul fatto mentre riceveva una tangente quale amministratore del Pio Albergo Trivulzio di Milano. Da qui parte tutto.

Inizialmente la strategia di Craxi fu quella di dire che si trattasse di un mariuolo, un pivello che in proprio aveva ricevuto dei soldi. Ma Chiesa confesserà e permetterà di allargare sempre più l’inchiesta.

Craxi si vide a quel punto costretto a cambiare radicalmente strategia e non parlerà più di un mariuolo, ma di un sistema di corruzione.

Il 3 luglio 1992 pronuncerà alla Camera il famoso discorso in cui confesserà che si era in presenza di un sistema diffuso e noto a tutti di finanziamento ai partiti che non potevano fare a meno di ricorrere alle tangenti per sostenere la propria attività politica.

La tesi secondo cui se tutti sono colpevoli nessuno lo è si rivelerà una strategia disastrosa per il Partito Socialista. Craxi sferra un attacco diretto ai giudici del pool Mani pulite che accusa di volere sovvertire le istituzioni. Ma l’inchiesta andrà avanti e il leader socialista verrà smentito e sconfessato da molti dei più autorevoli esponenti dello stesso PSI (per tutti valga quel Nerio Nesi che quale presidente della BNL confessa apertamente di avere ricevuto da Craxi richieste economiche per ingenti somme di danaro). Infine, all’ultima riunione della direzione cui parteciperà Craxi, il suo delfino Claudio Martelli lo scarica e pronuncia le parole RINNOVARSI O PERIRE”.

Il prete socialista don Gianni Baget Bozzo dice espressamente che Craxi avrebbe dovuto chiedere perdono agli italiani per il sistema di corruzione che aveva creato. In una sola inchiesta a Craxi vengono contestati ben quaranta capi di imputazione e anche Silvano Larini, suo uomo di fiducia che tante tangenti aveva ricevuto, lo abbandona al suo destino.

L’iniziativa di Indro Montanelli per revocare l’immunità parlamentare in poche ore raccoglie 100.000 firme. Storica l’uscita di Craxi dall’Hotel Raphaël di Roma dove lo attendono centinaia di persone che lo accusano di essere un ladro e gli lanciano monetine per umiliarlo. Riferendosi all’episodio Craxi parlerà di squadrismo.

I tesorieri del PSI riferirono che Craxi si lamentava perché i ministri e gli enti gestiti dai socialisti non portavano abbastanza soldi. Alcuni aspetti della vicenda non saranno mai chiariti, come quello relativo al cosiddetto conto estero All Iberian con una tangente della quale Craxi e Martelli non hanno mai confessato né l’entità né la provenienza anche se viene ricondotta a Silvio Berlusconi.

In quei giorni Gabriele Cagliari, presidente di ENI, del PSI, arrestato per tangenti, si suiciderà in carcere. Sergio Cusani – finanziere di altissimo livello – a conoscenza della tangente Enimont, la più grande che sia mai stata pagata ai partiti politici, confesserà i rapporti avuti con Craxi.

In sede di interrogatorio con Antonio Di Pietro, Craxi al massimo della sua supponenza e arroganza fa un colpo di teatro ed esce dalla tasca un foglio che gli era stato consegnato dal tesoriere del partito in cui ammette che sono stata riscosse tangenti per 186 miliardi e con ciò non si avvede che confessa e conferma tutte le accuse che gli erano state mosse e che in parte i PM non erano in grado di provare.

Mi si passi un ricordo personale, emblematico di quel tempo, e cioè Craxi, che ha impersonato il decisionismo e il mito della stabilità governativa, raffigurato da vignette divertentissime che meglio di qualsiasi descrizione rendevano perfettamente la dimensione del personaggio. Mi riferisco al lavoro di Giorgio Forattini che, per dieci anni sul quotidiano la Repubblica, ha rappresentato Craxi con gli stivali, le mani ai fianchi e la camicia nera come ad imitare Benito Mussolini.

Altro fatto importante legato alla figura di Bettino Craxi fu la crisi di Sigonella del 1985. Abu Abbas, terrorista palestinese che aveva partecipato all’uccisione di un cittadino statunitense durante il sequestro di una nave da crociera, era a bordo di un aereo egiziano che i caccia militari americani fecero atterrare a Sigonella. Craxi, allora presidente del Consiglio, non permise agli americani di arrestare il terrorista. Si danno due letture: da un lato una grande azione politica di opposizione all’America, dall’altro un tradimento verso degli alleati che avevano tutto il diritto di arrestare e far processare il terrorista.

Nel 1996 diviene definitiva la prima condanna a cinque anni e sei mesi che precederà le altre sentenze. Craxi in TV da Bruno Vespa dichiarerà prima di lasciare l’Italia che gli imprenditori facevano la fila nella sua segreteria per consegnargli le tangenti come si fa dal dentista. Nel corso del processo Cusani verranno documentate tutte le tangenti del PSI nei paradisi fiscali che nulla avevano a che fare con l’attività politica.

Nel 1995 per l’opinione pubblica il nome di Craxi è sinonimo di mal governo e corruzione.

Fugge all’estero ed ha vissuto i suoi ultimi anni in latitanza in Tunisia eludendo le leggi del suo Paese. Insomma, non un personaggio politico di cui essere orgogliosi.

Marco Pannella gli consiglierà di accettare le sentenze e farsi arrestare, ma Craxi rispose risentito che mai si sarebbe consegnato. Non può non farsi il paragone con Giulio Andreotti che tenne un comportamento totalmente diverso e si sottopose umilmente alla giustizia non mancando di partecipare neanche ad una udienza e dimostrandosi rispettoso del ruolo dei giudici.

Quanti si ostinano a difendere la memoria di Craxi non si accorgono che aveva ragione Gianni Baget Bozzo: Craxi doveva chiedere scusa agli italiani.

L’epilogo di Craxi e la sua disastrosa gestione della vicenda di tangentopoli ha fatto sparire la parola socialismo dal lessico corrente della politica italiana. Un risultato disastroso ed un vero socialista non può avere alcuna nostalgia per Craxi. La storia del Socialismo in Italia e a livello mondiale meritava ben altro. Una storia gloriosa, da Pietro Nenni a Francesco De Martino e Riccardo Lombardi, senza dimenticare Filippo Turati e Giacomo Matteotti, una storia a cui occorreva ancora un partito.

 

Immagine in copertina: Palazzo di Giustizia (Milano) - Foto di Paolobon140 - Opera propria, CC BY-SA 4.0

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