Marea nera in Perù: nuovo pericolo per l'Amazzonia

Autore:
Valerio Gullotta
25/02/2016 - 09:44

PERÙ - Sono ancora vive nei nostri ricordi le immagini dell'incidente avvenuto sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che tra l'aprile e l'agosto del 2010 riversò nelle acque del Golfo del Messico centinaia di migliaia di tonnellate di greggio, causando il più grave disastro ambientale della storia americana. 

A nemmeno 6 anni di distanza da quel gravissimo episodio, oggi si sta verificando in Perù (anche se al momento se ne è parlato davvero poco) un altro caso molto simile: il 25 gennaio e il 3 febbraio, si sono aperte due ferite nell'oleodotto petrolifero gestito dalla società statale Petroperù. La prima delle due fuoriuscite, causata da una frana, è avvenuta nella provincia di Bagua Amazonas, e sta riversando, complice la pochissima distanza e le forti piogge che hanno abbattuto le barriere poste dagli operatori per arginare le perdite, tonnellate di petrolio nel fiume Marañon, un importante affluente del più grande fiume del continente, il Rio delle Amazzoni; la seconda delle due fuoriuscite interessa la vicina provincia di Datem del Marañon. A rendere la situazione ancora più difficile da gestire concorrono le caratteristiche morfologiche del territorio e le condizioni climatiche avverse causate dalla perturbazione nota come el Niño, che stanno rendendo difficili le operazioni di contenimento e di studio dell'area.

La compagnia ha subito attivato un piano di emergenza, con l'utilizzo di personale altamente qualificato inviato in loco, mentre il ministro dell'ambiente Manuel Pulgar ha subito evidenziato la necessità di proteggere la foresta amazzonica e di salvare, nei limiti del possibile, i numerosi raccolti colpiti da questo grave disastro; inoltre ha subito annunciato che verranno prese gravi sanzioni nei confronti dell'azienda di stato: si parla di circa 17 milioni di dollari di ammenda per disastro ambientale, causato anche dalla fatiscenza degli impianti (risalenti agli anni '60).

Ma quali sono le conseguenze di una catastrofe di questo tipo? Sicuramente l'inquinamento delle acque è il primo danno che si nota con evidenza, nonché la causa di quasi tutti gli altri: le acque inquinate diventano pericolose per i pesci e tutti gli altri organismi che ci vivono (dal plancton, ai molluschi, alle tartarughe marine). Notevoli sono anche le conseguenze per gli uccelli acquatici: il petrolio penetra infatti profondamente nel piumaggio, riducendo la capacità di isolante termico e la possibilità di volare, rendendo difficile procacciarsi il cibo e fuggire dai predatori, oltre al fatto che utilizzando il becco per pulirsi gli uccelli stessi ingeriscono il petrolio con conseguenze devastanti; stesso discorso per i mammiferi marini: animali come le foche e i leoni di mare, ricoperti di petrolio possono andare incontro ad ipotermia e possono avvelenarsi ingerendo le sostanze nocive contenute nelle acque contaminate. Allo stesso modo sono enormi gli effetti nocivi sull'uomo, con l'incremento nel breve periodo di malattie respiratorie e della pelle, e nel lungo periodo con l'aumento dell'incidenza di tumori e di aborti spontanei (nonché malformazioni dei neonati), effetti ai quali si aggiungono le evidenti conseguenze dell'ingresso di idrocarburi nella catena alimentare. 

Si hanno infine conseguenze enormi anche sull'economia: danni incalcolabili si verificano nel settore dell'agricoltura, con coltivazioni completamente distrutte, e sulla pesca. Naturalmente sono immensi i costi di ricostruzione degli impianti e di bonifica dei terreni e delle acque (interessante in questo ultimo caso, come l'utilizzo di alcuni agenti disperdenti faccia semplicemente precipitare il petrolio sui letti dei fiumi e sul fondo degli oceani, non facendo altro che nascondere alla vista l'entità del danno). 

ADAS onlus manifesta grande preoccupazione davanti a questo ennesimo disastro ambientale le cui ripercussioni sull'Ambiente e sulla Salute sono incalcolabili sia nel breve che soprattutto nel lungo periodo. 

Siamo a un passo dal punto  di non ritorno, è dovere di ognuno di noi ma soprattutto dei Governi dei vari Stati impegnarsi seriamente e subito per trovare forme di energia decisamente più pulite, perché il nostro pianeta non potrà di certo continuare a incassare questi colpi.

 

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