Mochi: la polpetta "assassina" giapponese

Autore:
Tiziano Fusella
26/01/2016 - 09:30

GIAPPONE - Anche quest’anno la “polpetta assassina” di capodanno ha mietuto le sue vittime. La Nhk, la principale tv giapponese, ha dato la notizia che otto persone sono morte nella solo Tokyo per essersi affogati con i “mochi” durante i giorni di festa  che in Giappone vanno dall’uno al tre gennaio. Altre 18 persone sono state ricoverate in ospedale. Ogni anno ad essere colpiti, o meglio strozzati, sono gli anziani, nonostante i ripetuti allarmi delle autorità sanitarie: “Meglio tagliare i mochi a pezzettini piccoli col coltello piuttosto che utilizzare le tradizionali bacchette, e mangiarli sempre in presenza di altre persone”, hanno ripetuto a fine dicembre. Ma certe tradizioni sono dure da cambiare, anche nel super-moderno Giappone.


Masticare i mochi, polpette di riso glutinoso servite di solito in brodo dolce o di verdure, è particolarmente difficile. Sono gommose e danno la sensazione di espandersi sotto i denti. Ma una soluzione sembra finalmente arrivare. Dall’anno prossimo un’azienda di Osaka, la Fukunaga Medical Foods, ha annunciato di voler mettere in commercio un tipo di mochi più piccolo e sicuro.

Ne ha dato notizia il quotidiano Japan Times. Altre aziende di prodotti alimentari sono corse ai ripari con offerte simili, nel tentativo di accaparrarsi la buona fetta di consumatori spaventati, ma ormai anche un po’ rassegnati, dalle notizie che puntualmente ogni anno si ripetono. Lo scoglio più grande sembra essere quello dei mochi fatti in casa. Molte famiglie infatti preparano tra le mura domestiche i mochi,  facendo cuocere a vapore un impasto di acqua e farina di riso, sbattendolo poi in un mortaio fino a quando non raggiunge la tipica consistenza gommosa.

Inoltre, da qualche anno, una società di apparecchiature mediche vende un ugello, simile a un tubicino, che in caso di emergenza va collegato a un aspirapolvere. Un sistema che sarebbe in grado di aspirare il pezzo incriminato dalla gola del malcapitato. Si spera senza ferirlo.
Un’altra soluzione sembra giungere dai monaci buddisti che seguono la cucina tradizionale Shojin. I loro mochi sono più piccoli, e di solito ricoperti di salsa di soia. Chi li ha assaggiati, come i visitatori del tempio di Kamakura, cittadina poco distante da Tokyo, sostiene che sono nettamente più sicuri e buoni. Provare per credere.

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