Oltre un terzo dei decessi causati dal calore sono conseguenza del cambiamento climatico antropogenico

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Redazione
09/06/2021 - 03:53

Secondo un articolo pubblicato su Nature Climate Change, un totale del 37% delle morti umane legate al calore può essere attribuito al cambiamento climatico antropogenico. Tale rivelazione dovrebbe spingerci a riflettere sulla pressante necessità di attuare strategie di mitigazione e adattamento più ambiziose per ridurre le ripercussioni del cambiamento climatico sulla salute pubblica.

Del resto gli effetti del riscaldamento globale sono già sotto i nostri occhi, anche in Italia. Ad esempio, ogni anno a Roma si registrano in media 172 decessi attribuibili allafebbredel Pianeta: in definitiva, una vittima del caldo su tre è riconducibile ai cambiamenti climatici causati dalle attività umane. Un dato più o meno in linea con quanto calcolato su scala globale dove, come detto, la percentuale delle vittime del global warming arriva ad un preoccupante 37% dei decessi per caldo, con picchi anche due volte superiori in Centro e Sud America (fino al 76% in Ecuador e Colombia) e nel Sud-Est asiatico (48-61%).

In sostanza, tutti i continenti sono interessati dal problema, con una certa variabilità tra le regioni dovuta non solo all'entità dei cambiamenti climatici su scala locale, ma anche alla diversa vulnerabilità delle popolazioni. I decessi variano da poche dozzine a centinaia all'anno nelle diverse città: si contano 136 morti in più all'anno a Santiago del Cile (il 44,3% delle vittime legate al caldo in città), 189 ad Atene (26,1%), 172 a Roma (32%), 156 a Tokyo (35,6%), 177 a Madrid (31,9%), 146 a Bangkok (53,4%), 82 a Londra (33,6%) e 141 a New York (44,2%).

I dati analizzati sono stati raccolti in 732 località di 43 paesi tra il 1991 e il 2018 da un consorzio internazionale di ricerca, il Multi-Country Multi-City (MCC) Collaborative Research Network, coordinato dall'epidemiologo italiano Antonio Gasparrini della London School of Hygiene & Tropical Medicine.

Al lavoro hanno contribuito anche esperti dell’Università di Firenze, dell’Università di Torino e del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio. Lo studio, il più ampio del suo genere, è il primo a valutare l'impatto effettivo dei cambiamenti climatici scatenati dall'uomo sulla mortalità dovuta al caldo nei periodi estivi.

L'analisi è stata condotta attraverso un metodo di “rilevamento e attribuzione”. In pratica, i ricercatori hanno esaminato le condizioni meteo del passato simulandole in diversi scenari, con e senza le emissioni dovute all'uomo: così è stato possibile separare il riscaldamento causato dalle attività umane e il conseguente impatto sulla salute da quelli che potrebbero essere i trend naturali.

«Il messaggio è chiaro: il cambiamento climatico non avrà solo un impatto devastante nel futuro, ma ogni continente sta già vivendo le tragiche conseguenze delle attività umane sul nostro Pianeta: dobbiamo agire ora», commenta Antonio Gasparrini.

«Ci aspettiamo che la proporzione di morti legate al caldo continui a crescere se non facciamo qualcosa per il cambiamento climatico», aggiunge la prima autrice dello studio, Ana Maria Vicedo-Cabrera dell'Università di Berna. «Finora la temperatura media globale è aumentata solo di circa un grado, che è una frazione di quello che potremmo affrontare se le emissioni continueranno a crescere in modo incontrollato».

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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