Omeopatia: tra scetticismo e guarigioni

Autore:
Rosa Rita Bellia
26/04/2016 - 13:34

Arriva dall’Australia uno studio che sembrerebbe mettere la parola fine all’omeopatia e aumentare il divario tra i sostenitori e gli scettici del farmaco omeopatico. Al centro del dibattito scientifico dal XVIII secolo, da quando i suoi principi furono diffusi da Samuel Hahnemmann, la terapia omeopatica è da molti scelta come alternativa alla medicina tradizionale, vedendola come un rimedio naturale; molto spesso, infatti, nell’opinione pubblica, è soprattutto tra i meno informati, l’omeopatia viene confusa approssimativamente con la fitoterapia.

Un farmaco fitoterapico in realtà è una preparazione che contiene principi attivi derivanti esclusivamente da parti di una o più piante, in altre parole, la fitoterapia potrebbe essere definita l’antenata della moderna chimica farmaceutica, essendo molti farmaci comuni derivati da sostanze naturali. L’omeopatia invece si basa su un principio completamente diverso, quello del “simile che cura il simile”: secondo la medicina omeopatica infinitesime quantità di una sostanza che a dose normali in un soggetto sano provocherebbero i sintomi di una determinata malattia, in un soggetto malato sono invece in grado di curarne i sintomi; per questo motivo un medicamento omeopatico è preparato diluendo opportune quantità di sostanza in acqua o alcool e agitando.

Il farmaco omeopatico è percepito dall’opinione pubblica come un rimedio terapeutico, anche perché necessita di una prescrizione medica, pertanto la Commissione CE ha mediato le normative dei Paesi membri allo scopo di raggiungere una normativa comune in materia, arrivando cosi alle leggi 92/73, 92/74 che definiscono  il medicinale omeopatico un farmaco a tutti gli effetti. Il medicinale omeopatico deve essere contraddistinto da una dicitura che ne permetta l’identificazione e l’indicazione del grado di diluizione e dei ceppi omeopatici usati. Tuttavia alcuni Paesi, europei e non, hanno fatto qualche passo indietro nei confronti della medicina omeopatica, come la Spagna, dove l’Università di Barcellona ha eliminato il master in omeopatia, e l’Inghilterra e l’Australia che hanno eliminato i farmaci omeopatici da quelli riconosciuti dal sistema sanitario nazionale.

E proprio dall’Australia arriva la ricerca di cui sopra, pubblicata dal National Health And Medicinal Council; un’analisi costituita da 176 test su soggetti sottoposti a terapia omeopatica e no.  Il prodotto omeopatico è stato prima confrontato con un altro tipo di farmaco su quindici diverse patologie; successivamente è stato confrontato con un placebo, risultando per tredici patologie tra cui sindrome pre-mestruale, condizioni di stress e ansia, mal di testa ed emicranie, meno efficace del farmaco placebo.

A conclusione della ricerca non sono state evidenziate prove sufficienti sull’efficacia dell’omeopatia. Di contro però, le stime OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) parlano di 600 milioni di pazienti in tutto il mondo che utilizzano l’omeopatia, assegnando il primato all’India.

A tal proposito il dottor Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche dichiarava : «Il fatto che ci siano tante persone che usano un prodotto non è una prova della sua efficacia. Nel XVIII secolo c’è stato un grande lavorio per affermare i rimedi omeopatici, ma poi Avogadro ha permesso di stabilire quanto moli ci sono in rapporto alle diluzioni e il risultato è che alle diluizioni omeopatiche non esiste più nemmeno una molecola del prodotto iniziale. Per cui questo è il vero problema, mi trovo di fronte a prodotti di cui non posso misurare il contenuto».

È pur vero che il crescente numero di pazienti omeopati è un chiaro segno di come l’omeopatia risponda  a un nuovo modo di vedere la medicina, una visione in cui non si mette più al centro il sintomo, ma il paziente, come spiegato dal dottor Gino Santini, medico omeopata: «L’omeopatia è nata per curare patologie croniche nel paziente. La medicina tradizionale è convinta che si possano curare malattie croniche curando la fase acuta; l’omeopata non vuole curare la fase acuta,ma lavora sul paziente quando sta bene per impedire che ricada nella fase acuta. Il problema della medicina tradizionale  è che è divisa in tante specializzazioni, l’omeopatia invece cura il paziente nella sua interezza. L’omeopatia non ha effetti collaterali e può essere usata nelle donne in gravidanza o nei pazienti che sono allergici ai farmaci tradizionali».

 

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