Pattumiera radioattiva nel cuore della Sardegna?

Autore:
Riccardo Anastasi
20/11/2015 - 17:11
Fusti contenenti materiale radioattivo pronti per essere sotterrati

CAGLIARI - Nessuno finora si è tirato indietro nel giochetto, macabro ed esorcizzante, di dare un appellativo ad un calderone pronto ad esplodere. Poche regioni appaiono oggi “sotto attacco” come la Sardegna, che già concede ospitalità a poligoni militari dove vengono utilizzati proiettili all’uranio impoverito, che annovera stabilimenti dove le lobby petrolifere usano i dannosissimi air gun per la ricerca dei giacimenti, e che da un lato si batte per la riconversione verde delle politiche di sostenibilità ambientale, ma dall’altro contempla la creazione di nuove centrali produttive a carbone.

Non bastasse tutto questo ad ammorbare l’isola, ora si parla della possibilità di stoccare interamente in Sardegna tutte le scorie nucleari italiane. Niente male, vero?

L’inquietante ipotesi, fattasi strada negli ultimi tempi dopo anni di veementi proteste da parte dei residenti sardi, prevede l’eventualità di costruire un unico deposito nazionale per le scorie nucleari prevalendo sull’ipotesi alternativa della Calabria.

Specificatamente, due le ragioni addotte a sostegno della scelta, ovvero la bassa densità della popolazione isolana, ed il bassissimo grado di sismicità del suo territorio, che costituirebbe una garanzia per l’integrità del deposito.

le proteste della popolazione isolana contro il sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi

Ricostruzioni storiche a parte, bisogna tener presente come le scorie in questione sono quelle prodotte dalle poche centrali in funzione nel nostro Paese fino al 1987, quando, per chi non lo ricordasse, un referendum indetto a poca distanza dal disastro di Chernobyl, ne sancì la chiusura in misura quasi plebiscitaria.  Centrali che, seppur dismesse, continuarono a lasciare come pesantissima eredità scorie del passato ciclo industriale che ora, misteriosamente, sembrano di nuovo cercare casa. Che tocchi purtroppo ancora, nuovamente, alla Sardegna?

Così sembra, dai discorsi ripresi negli ultimi mesi sulle condizioni di fattibilità, alleviate - si fa per dire sarcasticamente - da un piano di rimodulazione e adattamento propedeutico all’individuazione e alla realizzazione del sito (si parla delle province centrali).

A difesa del no, a poco sono valse le veementi proteste di un intero popolo, cosi come appaiono di poco conto le rassicurazioni del Ministero dell’Ambiente, pronto a giurare sul consenso delle popolazioni locali sull’eventuale diniego. Rassicurazioni travestite da  preoccupanti silenzi che potrebbero nascondere la volontà di ripresentare l’antico progetto, magari barattandolo con qualche incentivo economico utile a far gola ad un’economia asfittica ed in gravi difficoltà come quella isolana.

A dire il vero, adombrata la possibilità di costruire il calderone infernale,  non si tiene conto di due importanti fattori: da un lato la vocazione turistica e la qualità ambientale della Sardegna, che renderebbe quanto mai inopportuno il progetto di questa pattumiera radioattiva; dall’altro la  considerazione equitativa che l’isola deve già sobbarcarsi quasi i due terzi delle servitù militari, con il rischio di vedersi appioppato questo ulteriore onere.

Echi di battaglia risuonano da punta a punta della regione, con promesse di occupazioni e lotte ad oltranza e senza quartiere. Alla fine, sarà un clima da “si vis pacem, para bellum”?

Al momento non è dato saperlo anche se, sembra, che già due siti in provincia di Oristano siano già stati ritenuti idonei per lo stoccaggio delle scorie nucleari. Non un buon inizio per la succitata “pacem”.

 

Immagini:

Proteste in tutta la Sardegna contro l'individuazione e la realizzazione del sito di stoccaggio delle scorie radioattive.

Foto tratta da lastella.altervista.org

 

A cura di Riccardo Anastasi

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci