Radiotelescopi: bollino nero per l'Italia

Si cercano i detriti nello spazio, per evitare che cadano sulla Terra, ma non si trovano 500mila euro per aggiornare i sensori del secondo più grande radiotelescopio d’Europa, a Medicina, nel bolognese. Il mancato upgraderischia di far saltare lo Space Debris, detriti spaziali, progetto europeo che avrebbe una ricaduta in Italia di 70 milioni di euro in cinque anni. Compito delle antenne sarà osservare le traiettorie della "spazzatura spaziale", cioè i resti dei satelliti lasciati in giro per lo spazio fin dai tempi dello Sputnik russo.
Concentrati tra i 700 e gli 800 chilometri di altezza, se ne stimano 300 milioni e possono schizzare fino a 5 km/sec. La richiesta di formare una squadra, assieme a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, era partita un anno fa dalla UE, che ha ritenuto idonee le caratteristiche dei radiotelescopi di Medicina, 27mila metri quadrati, di Noto (Siracusa) e di quello operante vicino Cagliari. Mancano però 500mila euro per aggiornare i sensori. "Né la Regione Emilia-Romagna né il Ministero della ricerca, il Miur, possono concedere fondi - afferma Germano Bianchi, uno dei responsabili nazionali del progetto con base a Medicina - nei tempi previsti dal progetto Space Debris", che partirà tra 18 mesi.
E’ iniziata così una corsa contro il tempo per racimolare ogni tipo di finanziamento, soprattutto in ambito europeo, che faccia da volano al progetto e alla sua relativa ricaduta occupazionale. "Facciamo prima a trovare la vita extraterrestre che i pochi fondi che occorrono", battuta amara degli scienziati, visto che da quando Kepler 452b è stato scoperto, parte dei sensori dall’osservatorio di Medicina sono stati posizionati in quella direzione.
Ma la ricerca spaziale italiana recentemente ha attraversato un periodo di "tempesta", non certo elettromagnetica, anche per un altro progetto internazionale di grandi dimensioni. L'italia, infatti, ha rischiato di dire addio al progetto SKA (Square Kilometer Array), il radiotelescopio più grande del mondo, composto da tanti piccoli radiotelescopi posizionati, come un'immensa cintura, tra l'Australia e il Sud Africa. Attualmente ha il suo quartier generale a Manchester, ma un panel internazionale ha deliberato che l'Italia avrebbe le caratteristiche logistiche ottimali per ospitarlo. Per trasferire il quartier generale da Manchester in Italia, occorre però che ci sia un unica unità amministrativa per i tre radiotelescopi italiani, vale a dire quello Medicina, quello di Cagliari e quello di Noto, in Sicilia.
L'accordo, attualmente in fase di definizione, all'inizio è parso complicatissimo: il radiotelescopio di Cagliari, ad esempio, gode di fondi speciali della Regione Sardegna, che temeva di perdere qualora fosse stato accorpato ad altri. "Ora si sta finalmente lavorando ad una soluzione - fanno sapere da Medicina - ma ci è voluto in diktat del Miur, e soprattutto ci sono voluti mesi. In Italia alcuni istituti considerano la collaborazione tra colleghi di altre regioni come una fusione a freddo, e questo rischia di farci sfuggire grossi progetti internazionali".
Davanti a un progetto ambizioso come Ska, la ricerca italiana non può far altro che mettersi in squadra.
"Fatto sta che tutti gli altri paesi parlano una voce unica, hanno un solo ente che suddivide i compiti e le ricerche dei telescopi, mentre l'Italia no. E i progetti internazionali vanno avanti con o senza l'Italia", concludono i ricercatori di Medicina.
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