Rischi da vaccini: intervista (im)possibile ad un medico

Vaccini sì, vaccini no. Su questo asse, e su posizioni diametralmente opposte, si sposta di continuo il focus della discussione relativa all'utilità dei vaccini, sia in Italia che all'estero. Se fino a qualche anno fa la necessità di vaccinarsi si considerava quasi un dogma della medicina, un numero sempre crescente di voci fuori dal coro, scandali, denunce e polemiche sta animando il dibattito. Perché?
Per rispondere a questa domanda e provare a fare chiarezza, occorre innanzitutto definire cosa è un vaccino: come riporta l'Istituto Superiore della Sanità “..un vaccino è un prodotto la cui somministrazione è in grado di indurre una risposta immunitaria specifica contro un determinato microrganismo (virus, batterio o parassita). I vaccini, originariamente concepiti per la prevenzione dalle malattie infettive, possono essere costituiti da microrganismi vivi attenuati (in grado cioè di indurre la risposta immune ma non la patologia), da microrganismi inattivati (uccisi) o da componenti (frammenti) di questi agenti. Una caratteristica specifica dei programmi generali di vaccinazione consiste nel fatto che la vaccinazione di un certo numero di individui, avrà effetti positivi anche in tutta la popolazione a causa della riduzione della circolazione dell’agente responsabile della malattia”. Esistono due principali tipologie di vaccini: quelli preventivi, che hanno lo scopo di prevenire un’infezione o una malattia in individui sani e quelli terapeutici, ossia quelli somministrati ai soggetti già infetti o malati. Questi ultimi mirano a indurre o “potenziare la risposta immunitaria specifica al fine di controllare l’evoluzione dell’infezione o della malattia. Un vaccino terapeutico potenzialmente si configura come un'ulteriore arma per controllare l’evoluzione di una malattia”.
Gli obblighi vaccinali sono stati introdotti in Europa nel diciannovesimo secolo, per debellare il vaiolo, che mieteva tantissime vittime. Con il passare del tempo vari Paesi hanno disposto per Legge determinate vaccinazioni e con il passare dei decenni la situazione si è diversificata, così come nel resto del Mondo. In Italia l’obbligo di vaccinare contro il vaiolo tutti i nuovi nati fu sospeso nel 1977 e abolito nel 1981, ma bisogna considerare che erano diventate obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite (1939), la poliomielite (1966), il tetano (1968) e l’epatite B (1991), ad oggi sussistenti. Alcuni Stati, quali Belgio, Francia, Grecia o Portogallo hanno optato per l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni mentre altri, come il Regno Unito e la Finlandia, per la volontarietà. Altri vaccini sono “raccomandati” o “consigliati”, come ad esempio, in Italia, quello contro il morbillo (che l'OMS ha sempre ritenuto lo strumento essenziale per debellare la malattia) o quello contro il papilloma virus (Hpv). Va poi considerato il quadro regionale, con differenze che riguardano le modalità organizzative che le Asl definiscono, pur nel rispetto dell'indirizzo nazionale.
Fin qui il quadro generale; ma a cosa si va incontro con le vaccinazioni e quali sono i rischi acclarati? Innanzitutto va detto che si possono registrare, nell'immediata post somministrazione, blandi effetti (nausee, irritazioni, dolori, febbre) che però svaniscono in breve tempo. Ma non sono certo questi i rischi di cui si parla sempre più spesso, bensì altri e gravi. Ci concentriamo, dunque, su due aspetti focali. Il primo di essi riguarda la presenza di sostanze allergizzanti, conservanti, metalli, adiuvanti e inquinanti: tra queste ricordiamo mercurio, alluminio e formaldeide. Il secondo si associa alla caratteristiche fisiche del soggetto vaccinato, al suo stato di salute generale e momentaneo, immunodeficienze primarie e secondarie, malattie in corso. La prassi prevede accurate visite mediche prima della somministrazione, ma va da sé che un'imperizia o un errore diagnostico costituiscano un rischio concreto.
In merito ai rischi da vaccino, abbiamo provato a contattare diversi medici, riscontrando reticenze o silenzi. Abbiamo scritto, inoltre, ad AsSIS (Associazione di Studi e Informazione Sulla Salute), che raccoglie tantissimi medici che si sono esposti, nel recente passato, con posizioni nette anti-vaccino. Anche su questo versante, solo inviti declinati. Bisogna pensare che i procedimenti disciplinari avviati dal Ministero contro i medici “dissuasori” stiano mettendo il bavaglio alla categoria? E gli effetti sulla corretta informazione, attraverso i media, sono stati tenuti in considerazione? Inoltre, è possibile credere che la medicina possa procedere per dogmi o che non si possa accogliere il legittimo dubbio, lo stesso che in passato ha consentito progressi, innovazioni e scoperte positive? Sino a che punto un protocollo, basato anche sulla quantificazione numerica e sul bilanciamento tra benefici/effetti collaterali, può sottovalutare proprio questi ultimi?
A questo punto, vogliamo lanciare una provocazione e lasciare aperta questa intervista, sperando che un ipotetico Dottor X abbia la voglia e il coraggio di parlare.
Dottore, partiamo dalle sostanze tossiche contenute nei vaccini: quali sono e cosa possono causare nell'Uomo?
I vaccini pediatrici attualmente in circolazione sono quelli contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae (disponibili in una formulazione combinata, il vaccino esavalente), morbillo, rosolia, parotite (disponibili come vaccino combinato trivalente), l'antipneumococcico, l'antimeningococco C, l'antivaricella. Che effetti nocivi esistono?
Si parla sempre più spesso di una correlazione tra autismo o encefalite e vaccinazioni: cosa può dirci?
La caratteristiche fisiche di un soggetto, eventuali patologie, ipersensibilità o deficit immunitari aumentano i rischi in caso di vaccino?
I vaccini mettono in moto grossi business (si pensi alla aziende farmaceutiche) e portatori di interessi: il rischio di lobby che pressano per una diffusione sproporzionata della vaccinazioni è concreto...
Quanto ai vaccini anti-influenzali cosa si può dire? E sui tre contro la meningite?
Esistono altre buone prassi mediche e non, in senso ampio, in grado di contrastare i rischi di cui si parla?
Qualora un medico intenda rispondere, saremo lieti di ascoltarlo all'indirizzo: direttore@ilpapaverorossoweb.it
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Andrea Cuscona è giornalista pubblicista dal 2005, catanese, classe '82, laureato in Culture e linguaggi per la comunicazione. “È impossibile non comunicare”. Da questo innato meccanismo parte la sua propensione al giornalismo e alla scrittura, declinati attraverso varie esperienze su carta stampata, TV, radio e web. Si considera uno spirito libero, è impegnato in cause sociali e coltiva diverse passioni.







