Tatuaggi sì o no? Rischi ed insidie di una moda antichissima

Autore:
Sabrina Portale
17/10/2016 - 10:33

Sin dalla sua comparsa il tatuaggio ha accompagnato la storia dell’uomo. I tatuaggi avevano un ruolo importante anche per gli egizi: numerose le testimonianze di corpi dipinti, rinvenuti in numerose pitture murarie delle tombe. Inoltre come non ricordare l’importanza del tatuaggio nelle civiltà e culture romana, barbara e giapponese. Possiamo dire dunque che il tatuaggio è sempre esistito (in basso a sx ph. XIX sec.) ma nel tempo si è caricato di valenze e significati diversi.

Da simbolo di diversificazione, il tattoo oggi è annoverato tra i segni più evidenti dell’omologazione e del conformismo spinto, basta pensare ai tanti corpi che ostentano i loro disegni ogni estate sulle spiagge. 

Sempre più alto è infatti il numero di coloro che decidono di portare sulla propria pelle questo segno. È un accorrere generale all’ago e allo stencil, credendo di voler essere diversi ma nella realtà rendendosi tutti uguali. Il tatuaggio ha perso ormai ogni carica eversiva divenendo marchiatura di massa; sembrerebbe quasi un paradosso che ad essere spesso quasi “ghettizzati” adesso siano coloro che non ne hanno, mentre fino a trent’anni fa il tatuaggio era prerogativa di carcerati, ex galeotti, marinai, prostitute. Non a caso proprio i tatuaggi dei carcerati hanno una propria simbologia. Per i detenuti, ad esempio, i tatuaggi sono un potente strumento di auto-espressione perché sono messaggi facilmente comprensibili dagli altri carcerati; inoltre sono segni che esprimono appartenenza ad una particolare banda, ad un gruppo con comuni credenze religiose e valori. Tra i simboli più diffusi: i 3 punti sulla mano o sotto gli occhi, che rappresentano la vita senza regole; i 5 punti fra il pollice e l’indice indica il tempo trascorso dietro le sbarre. Essi alludono tutti ad una vita difficile, senza prospettive di miglioramento e cambiamento. Accanto ai punti vi sono anche simboli religiosi (rosari, croci), pistole, proiettili, numeri, nomi di donne, ecc. Anche la zona tatuata ha simbologie e significati propri, come i tatoo dietro le spalle.

Al di là delle polemiche, oggi vogliamo concentrare l’attenzione sui fattori da valutare quando si decide di imprimere sulla propria pelle qualcosa da portare per il resto della propria vita. Bisogna capire che il tatuaggio non è solo un’innocua macchia ma comporta numerosi e spesso sconosciuti e sottovalutati rischi e pericoli. Farsi tatuare ormai è divenuta questione di poche ore, ma la facilità con cui oggi si può realizzare un tatuaggio non dovrebbe impedire di riflettere bene sulla decisione di avere questo segno sulla pelle. 

I tatuaggi sono segni permanenti realizzati con dei pigmenti inseriti attraverso speciali strumenti o apposite macchine, sullo strato superficiale della cute; il tatuatore utilizza un’apparecchiatura manuale che funziona similmente ad una macchina da cucire, con uno o più aghi che penetrano ripetutamente la pelle. Le punture iniettano piccole quantità di inchiostro sotto pelle. Questo procedimento porta spesso a leggero sanguinamento e un certo dolore in quanto i tatuaggi creano una lesione che rappresenta l’inizio di possibili infezioni cutanee o altre complicazioni. Si tratta infatti di una vera e propria ferita aperta facilmente suscettibile alla penetrazione di batteri, funghi e virus, soprattutto se il locale adibito all’attività e le attrezzature adoperate non rispettano le basilari norme igieniche (guanti monouso, aghi sterilizzati monouso e attrezzatura sterilizzata e imbustata singolarmente, maschere, occhiali e camice). Bisogna scegliere con attenzione e cautela dove fare un tatuaggio e affidarsi a professionisti autorizzati. Molto spesso accade che ci si improvvisi tatuatore e che anche per prezzi ridotti, ci si affidi alle mani sbagliate, compromettendo la propria salute.

Inoltre non deve essere sottovalutata la cura dopo l’esecuzione del tatuaggio che consiste nel coprire la ferita almeno nelle ore seguenti all’incisione. Fare tatuaggi comporta dunque dei rischi, che non riguardano solo chi ha deciso di tatuarsi da poco, ma anche chi ha tatuaggi da tanto tempo. Essi sono:

  1. Reazioni allergiche che provocano eruzioni cutanee pruriginose nelle zone interessate. Capita spesso che esse avvengano anche anni dopo l’esecuzione del tatuaggio.
  2. Infezioni cutanee batteriche locali con pus, rossore, gonfiore spesso anche dolore. 
  3. Patologie infettive se l’attrezzatura è stata precedentemente utilizzata ed è venuta in contatto col sangue; questa è una situazione limite che potrebbe aumentare il rischio di contrarre epatite c, epatite b, tetano e HIV. Una delle patologie più preoccupanti legate ai tatuaggi è la sarcoidosi, che può manifestarsi anche a distanza di anni, interessando non solo la pelle ma anche gli occhi e i polmoni.
  4. Coloro che soffrono di psoriasi ed eczema dovrebbero evitare tatuaggi perché sono maggiormente a rischio di insorgenza di malattie.
  5. Inoltre coloro che sono tatuati e si sottopongono a risonanza magnetica, hanno spesso avuto casi di gonfiore o bruciore.

In queste particolari circostanze occorreranno farmaci e terapie ad hoc; negli episodi più estremi può essere proposta anche la rimozione del tatuaggio attraverso il laser. Anche questa pratica però contiene dei rischi in quanto il laser non fa totalmente sparire il tatuaggio ma lo rende meno visibile perché frantuma le gocce di inchiostro rendendole delle nanoparticelle. Studi recenti hanno dimostrato che le nanoparticelle contenenti inchiostro circolano per tutto il corpo, andando a depositarsi in vari organi, come il cervello o l’organismo, danneggiando il Dna cellulare e predisponendo al rischio dei tumori. Quindi farsi i tatuaggi fa male, ma spesso farseli rimuovere è peggio.

Accanto ai rischi già menzionati, ultimamente quello che ha destato più preoccupazione è quello relativo al cancro alla pelle causato dagli inchiostri: i pigmenti possono contenere sostanze tossiche potenzialmente cancerogene come metalli (nichel, cromo, piombo e cambio), idrocarburi, ftalati che danneggiano in particolar modo il sistema endocrino. Il cancro può originarsi sulla pelle coperta dal tatuaggio; il tumore può comparire a causa del trauma subito dal tessuto epiteliale; il rischio diventa maggiore se al di sotto di tale area c’è un neo. Per accertare la natura della neoformazione si dovrà effettuare una biopsia.

La sostanza maggiormente incriminata è la o-anisidina, un’ammina aromatica la cui presenza è stata individuata negli inchiostri di colore giallo, rosso e marrone, ma anche nell’arancione e nel verde. Nell’inchiostro nero c’è il benzopirene. Circolano spesso inchiostri contraffatti a basso costo che espongono a gravi rischi biologici e chimici. Le sostanze usate per produrre questi inchiostri sono in moltissimi casi realizzati con pigmenti sintetici sconosciuti, spesso contenenti anche funghi e batteri. Gli studiosi hanno svolto ricerca con una tecnica di laboratorio specifica, la gascromatografia, per analizzare la natura dei diversi pigmenti. Inoltre negli esami specifici quali tac o risonanza magnetica i pigmenti usati per realizzare i tattoo interferiscano con la qualità delle immagini che si ottengono dagli esami. Il Consiglio d’Europa ha decretato che i pigmenti da usare devono necessariamente essere atossici, sterili e certificati da parte delle autorità sanitarie. Nel 2008 sono stati ritirati dal commercio numerosi inchiostri nocivi prodotti negli Usa e destinati al mercato internazionale.

Aggiungiamo che i tatuaggi, soprattutto con colori scuri, sono poco compatibili con l’esposizione solare e danneggiano la pelle se esposta ai raggi ultravioletti. Inoltre i colori incriminati sarebbero proprio i meno sensibili all’azione del laser usato nelle procedure di rimozione.

L’allarme però non riguarda solo i tatuaggi permanenti ma anche quelli temporanei, considerati spesso innocui, come ad esempio quelli da applicare alla pelle con un batuffolo di cotone inumidito e che scompaiono alcuni giorni dopo l’applicazione. Molti di essi contengono additivi colorati approvati per l’uso cosmetico sulla pelle, ma sono state fatte numerose segnalazioni di reazioni allergiche ad alcune tipologie di questi tatoo. I pediatri hanno lanciato un allarme vista la larga diffusione di questo tipo di tatuaggi fra i più piccoli e gli adolescenti, invitando i genitori a limitarne l’uso. Numerose sono state le reazioni allergiche riscontrate.

Anche i diffusissimi tatuaggi all’henné possono essere rischiosi. Ricordiamo che l’henné è un pigmento di origine vegetale, che è approvato solo come componente per la tintura dei capelli e non per l’applicazione diretta sulla pelle, come avviene nella pratica africana ed indiana del mehndi su mani e piedi.

L’henné dà vita a colori che vanno dal marrone al rosso; per produrre altri colori devono essere aggiunti ulteriori ingredienti. Per fare il nero henné viene spesso usato il colorante catrame di carbone (PPD o p-fenilendiamina), che è abbastanza dannoso. Oltre agli additivi coloranti, questi prodotti cosmetici possono contenere un mix di componenti chimiche allergizzanti, tra cui molti solventi. 

Questi i maggiori rischi che comporta farsi un tatuaggio, una scelta fatta spesso con leggerezza che può nascondere rischi ed insidie fortemente pericolose per il nostro corpo.

 

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