Test antigenico rapido: secondo uno studio sbaglia nel 40% dei casi

Autore:
Redazione
05/12/2020 - 06:01

Il test antigenico rapido per la rilevazione del Covid-19 fornisce un alto numero di falsi negativi e potrebbe pertanto non essere particolarmente affidabile.

L'allarme ci arriva da uno studio del Centro Ricerche ALTAMEDICA di Roma condotto su 332 pazienti e sottoposto alla rivista Future Virology.

Il test antigenico rapido, un test qualitativo che, usando la cosiddetta “saponettina”, rileva soltanto la positività o la negatività del soggetto analizzato, viene eseguito negli ambulatori ed in farmacia prelevando con un tampone il liquido presente sulle mucose delle fosse nasali e nella parte superiore della gola. Il campione viene poi immediatamente analizzato con la semplice tecnica immunocromatografica e dà risultato in pochi minuti.

Lo studio di ALTAMEDICA, con metodologia ineccepibile, ha messo a confronto i risultati del test rapido immunocromatografico dell'antigene SARS-CoV-2 con quelli del tampone molecolare RT-qPCR, ad oggi considerato il gold standard per la rilevazione dell'infezione da Covid-19. Lo studio è stato portato avanti con l’intento di valutare meglio il test rapido dell'antigene nel contesto diagnostico del SARS-CoV-2.

I test sono stati eseguiti nello stesso laboratorio e dagli stessi operatori. Dei 332 casi selezionati per il confronto, 249 campioni erano risultati positivi al tampone molecolare e 83 negativi. Tra i 249 campioni positivi, solo 151 erano stati rilevati dal test rapido antigene, con una sensibilità complessiva del 61%. In tutti gli altri 98 casi il test antigienico rapido immunocromatografico aveva dato esito negativo.

«La letteratura internazionale già da tempo mette in luce i limiti dei test qualitativi immunocromatografici rapidi. La novità di questo studio sta nella assoluta correttezza metodologica che ha svelato che i limiti già conosciuti sono in realtà estremamente maggiori. L'enorme numero di falsi negativi che questi test, eseguiti in farmacia o in piccoli studi o laboratori, produce è pericolosissimo perché determina nei soggetti negativi un falso senso di sicurezza che induce ad allentare il rispetto delle misure di prevenzione quali il mantenimento della distanza e il rigido utilizzo di mascherine», spiega il direttore scientifico di ALTAMEDICA, Claudio Giorlandino.

«Invece purtroppo quasi una persona su due che risulta negativa è ancora infettiva, con l'effetto controproducente della diffusione del contagio. La scarsa sensibilità dei semplici test rapidi ne consente semmai l'utilizzo solo come test in prima linea per la diagnosi di Covid-19, limitatamente al primo controllo di massa in condizioni particolari, per intercettare immediatamente almeno una parte di altamente positivi dove non è possibile attendere le 12 o 24 ore di un test molecolare che necessita di essere trasportato ed eseguito in laboratorio specializzato. Il suo uso dovrebbe essere limitato nei porti ed aeroporti, ma tutti i soggetti negativi devono comunque essere avvertiti di osservare strettamente le precauzioni per evitare di trasmettere il contagio perché non è certo che non siano portatori», aggiunge Claudio Giorlandino.

«Non si deve però confondere il test antigienico rapido immunocromatografico qualitativo (quindi solo positivo o negativo) fatto in ambulatorio medico o in farmacia con il test rapido quantitativo eseguito in laboratorio attraverso metodiche di immunofluorescenza. Esame quantitativo che utilizza metodologie ed apparecchiature specifiche che risultano molto più attendibili. Si ribadisce, inoltre, che il test in biologia molecolare rappresenta, pur non dando neanche lui massima certezza, il gold standard diagnostico. Solo la sua negatività può consentire una ragionevole tranquillità», conclude Claudio Giorlandino.

(Fonte: AGI - Foto di copertina: Pixabay)

 

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