
Tumore allo stomaco: un nemico da vincere con una diagnosi precoce

Migliaia i casi di tumore allo stomaco ogni anno e di questi una piccolissima percentuale è genetico. Un test permette di capire la predisposizione a sviluppare la malattia, ma i parenti di chi si ammala raramente vengono sottoposti a questa analisi. Eppure, come evidenziato al 2° Convegno Nazionale "Tumore gastrico, una sfida da vincere insieme", svoltosi a Roma qualche giorno fa, la diagnosi precoce è davvero la più efficace delle armi, assieme ai trattamenti clinici avanzati nei centri di eccellenza. Del resto non va dimenticato che il "tumore di Napoleone" figura all'ottavo posto tra gli uomini e al sesto tra le donne, con 13mila nuovi casi di carcinoma gastrico attesi nel 2017 in Italia e con una mortalità, ai cinque anni, del 31,8%.
«Il tumore allo stomaco, quando non operabile, non offre moltissime possibilità di sopravvivenza. Risulta quindi estremamente importante poter contare in una diagnosi precoce, nella possibilità di essere presi in carico in centri di eccellenza da un team multidisciplinare ed esperto e nell'avere accesso alle migliori cure disponibili in modo uguale in tutta Italia. Inoltre, è cruciale una corretta alimentazione, sia in termini di prevenzione che di qualità di vita per i pazienti durante e dopo i trattamenti. Da non dimenticare, infine, l'importanza dell'indagine genetica per quelle famiglie colpite da più tumori gastrici (a partire da due) o che abbiano un componente con meno di quarant'anni», afferma Claudia Santangelo, presidente dell'Associazione "Vivere senza stomaco (si può)".
Richieste non utopiche quelle della Santangelo, come dimostra il caso di Forlì, che detiene il primato della diagnosi precoce del tumore dello stomaco in Occidente. Dal 2000 al 2003 i tumori diagnosticati in fase iniziale rappresentavano dall'8 al 18% di tutti i tumori operati. Già nel 2013 tale percentuale era salita al 36%. «Tutto ciò è stato reso possibile grazie al coinvolgimento dei medici di medicina generale, i quali, adeguatamente formati e sensibilizzati, anche in presenza di una sintomatologia blanda e apparentemente aspecifica, indirizzano i pazienti alla endoscopia digestiva. Inoltre, l’esistenza in ospedale di un team multidisciplinare dedicato ed esperto garantisce ai pazienti un corretto inquadramento diagnostico-terapeutico, anche ai fini di trattamenti endoscopici mini-invasivi ad intento curativo», dichiara Luca Saragoni, dirigente medico Unità Operativa Anatomia Patologica Ospedale G.B. Morgagni - L. Pierantoni di Forlì.
«La maggior parte dei cancri gastrici sono sporadici, ma si stima che l'1-3% siano forme ereditarie, legate a varie alterazioni genetiche. Più recentemente è stata definita una rara forma di cancro gastrico diffuso ereditario, legata a mutazioni germinali del gene CDH1 che conferiscono un aumentato rischio di sviluppare non solo il carcinoma gastrico diffuso ma anche, nelle donne, il carcinoma lobulare della mammella. È possibile ricercare le mutazioni germinali del gene CDH1 attraverso un test genetico (su sangue o su tessuto tumorale) che viene effettuato dopo un'adeguata consulenza genetica. Identificare tali mutazioni è di fondamentale importanza, perché permette di mettere in atto misure preventive volte a diminuire il rischio di insorgenza neoplastica: gli individui sani con mutazioni patogenetiche del gene CDH1 sono, infatti, candidati ad una gastrectomia totale profilattica. Si stima che nei portatori di mutazione CDH1 il rischio cumulativo di cancro gastrico diffuso, prima degli ottant'anni d'età, sia del 70% per gli uomini e del 56% per le donne. Si stima inoltre che, nelle donne con mutazione CDH1, il rischio cumulativo di carcinoma lobulare della mammella prima degli ottant'anni sia pari al 42%. È necessaria pertanto la condivisione di una gestione condivisa dei portatori di mutazioni germinali del gene CDH1 per identificare un'altra piccola fetta di tumori "prevenibili" con screening genetico», riferisce Stefania Gori, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).
Aggiunge Franco Roviello, presidente GIRCG (Gruppo Italiano di Ricerca del Carcinoma Gastrico): «A tutt'oggi la firma ereditaria rappresenta una percentuale minima (<1%) dei pazienti affetti da questa neoplasia, pur trattandosi di un punto molto importante per comprendere i meccanismi che stanno alla base della malattia. La possibilità di ereditare una predisposizione al cancro dello stomaco rimane ancora una questione di nicchia... pochissimo diffusa tra i clinici».
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