Un viaggio nelle riserve naturali della provincia di Catania

Autore:
Sabrina Portale
09/08/2016 - 10:23
PH. Salvina Favara

Quello che anche oggi vi proponiamo è un percorso che si sviluppa nello spazio e nel tempo, nella Sicilia, così intensamente ricca di risorse e luoghi sconosciuti, coi suoi fenomeni naturali.

Continuiamo il nostro tour, illustrando le numerose e poco conosciute riserve e  parchi naturali della Sicilia orientale. Oggi percorreremo assieme le aree protette della provincia di Catania. Denominatore comune, l’origine: molte delle riserve hanno la caratteristica di essere state generate dall’intensa attività eruttiva di sua maestà l’Etna.

Proprio l’intreccio di mare, montagna, colline, determinano una suggestione e un fascino che rapiscono i visitatori.

Ecco le riserve più importanti:

  • Riserva naturale integrata e Complesso delle Immacolatelle: si colloca fra l’Etna e  il Golfo di Catania, in particolare è sita nei pressi dei comuni di San Gregorio e Acicastello. Si estende per circa 70 ettari. Essa fu istituita nel 1998 ed è gestita dal Cutgana, il Centro Universitario per la tutela e la gestione degli ambienti naturali e degli agro-ecosistemi. Consta essenzialmente di un complesso di grotte di origine lavica. Abbiamo 9 cavità vulcaniche che ci testimoniano i segni del passaggio dell’Etna. Si sono formate infatti numerose striature, ma anche stalattiti che rendono il luogo altamente suggestivo.
  • Nel Complesso delle Immacolatelle, troviamo 4 grotte, tra cui spiccano la Grotta dei Tedeschi e la Grotta Cantarella, che prende il nome da una torre di guardia, la Guardiola Cantarella appunto, eretta durante la dominazione spagnola e dominante dall’alto tutta l’area.
    Il sito reca anche i segni dell’uomo, che ha costruito, tutt’attorno, case di pietra, vigneti, strade, muri a secco, canali per l’irrigazione. La riserva si presenta dunque altamente attrattiva dal punto di vista naturalistico, storico ed archeologico.
    Interessanti anche la flora e la fauna che caratterizzano il sito: troviamo, fra gli animali, numerose colonie di pipistrelli, il Toporagno, la Donnola, il Colubro leopardiano, la Poiana, il Gheppio e il Barbagianni. La flora è caratterizzata dall’alternarsi di macchia mediterranea, quercia ed aree coltivate, per lo più oliveti e vigneti. Tra le piante che rivestono la riserva ci sono numerose specie, anche rare, fra cui  BogolaroTerebinto,AristolchiaBronaFerula, accanto a quelle più comuni, come la quercia e l’asfodelo.
    L’ingresso nelle grotte e nelle cave comporta elevati rischi e deve essere fatto in presenza di personale adeguato e attrezzature adatte, per via dei recenti crolli avvenuti.
  • Isole dei Ciclopi: anche qui si tratta di un complesso formato da tre isolette, stanziate lungo la costa catanese, nel comune di Acicastello, e precisamente nella frazione di Acitrezza. Le isole che formano questo arcipelago hanno origine sub vulcanica; il lento procedimento erosivo ha generato le isolette. Abbiamo l’Isola Lachea, l’Isola del Faraglione Grande e l’Isola del Faraglione degli Uccelli.
    Questa riserva è stata sempre luogo di grande fascino, tanto da determinare la nascita di leggende, tra le più famose, quelle secondo cui il ciclope Polifemo, non ricambiato da Galatea, innamorata di Aci, lanciò dei sassi per uccidere il giovane. Questi massi rotolarono giù e arrivarono in mare, colpendo a morte Aci, che si trasformò in fiume. O quella celeberrima per cui essi sarebbero le rocce scagliate da Polifemo accecato da Ulisse, contro la nave dell’eroe omerico. Difatti, questi luoghi sono stati cantati da Omero, Euripide, Virgilio, Ovidio e Plinio, e resi immortali anche nelle pagine de I Malavoglia di Verga e dalle immagini filmiche di Luchino Visconti ne La Terra trema.

    I faraglioni, scogli rocciosi a forma di picco che emergono dal mare, sono spesso ricoperti da incrostazioni di origine calcarea, composte da alghe e molluschi. Una ricca e variegata popolazione marina caratterizza gli scogli: troviamo patelle, pomodori, anemoni di mare, conchiglie, ricci, oltre ad una notevole varietà di pesci. Accanto ad essi troviamo numerosi anfibi, roditori e rettili, fra cui spicca la Lucertola Podarcis, oltre che a numerosi uccelli.
    La vegetazione è tipicamente mediterranea, con acanto, oleandro, fico di Indiacappero, assenzio, alloro,fico, acaciafinocchietto di mare valeriana rossa.
    A colpire il fruitore di questi luoghi è la bellezza sprigionata dalla compresenza di mare e montagna.
  • Isola Lachea: è la maggiore fra le isolette; è lunga 250 m, larga 150 e si estende per circa 2 ettari. È stata istituita come area marina protetta nel 1998 dalla Regione Siciliana ed è gestita dal Cutgana. Essa è infatti sede degli studi biologici dell’Università di Catania.
    Si è formata per l’intrusione del magma nelle rocce preesistenti dei fondali marini, che nel tempo è stata parzialmente eroso dal mare. L’isoletta è ricoperta da uno strato di argilla biancastra che, assieme alla lava, ha dato vita a caratteristici minerali. Sulla sommità si trovano il museo e la Grotta del Monaco, testimonianza del fatto che il luogo era usato dai monaci eremiti. Si è scoperta anche la presenza di una tomba a grotticella risalente all’età preistorica.
  • Isola del Faraglione Grande o di Santa Maria: è il faraglione più aguzzo, e quello più caratteristico. Presenta notevoli interventi effettuati dall’uomo, come la scala per percorrerla; reca anche la statua della Madonnaposta dai pescatori in segno di devozione.
  • Isola Faraglione degli Uccelli: si caratterizza, come appare dalla denominazione, per la copiosa presenza di numerose specie di uccelli che nidificano e si trattengono fra i suoi balzi.
  • Riserva naturale orientata della Timpa : si trova lungo la costiera, esattamente ad Acireale, in provincia di Catania, e scende a strapiombo sul mare, sviluppandosi da Capomulini a Stazzo. È stata dichiarata riserva dal 1999 ed è gestita dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana. Si estende per 225, 34 ettari. Per la sua conformazione venne spesso usata come luogo difensivo dagli attacchi dei pirati e come luogo di rifugio.
  • La denominazione “timpa”, rimanda infatti al rilievo, ad un dirupo. La Timpa nasce da un complesso sistema di faglie, dal sovrapporsi di più strati eruttivi del vulcano più alto d’Europa, avvenuti nel corso del tempo; essa si origina dal cratere centrale dell’Etna, in direzione del versante est, affonda poi le sue lave direttamente a mare. L’Etna domina e si affaccia sul mare.
    Sia la vegetazione che la flora si presentano ricche e variegate, grazie all’habitat che si presenta ideale. Troviamo conigli, ricci, volpi che coabitano con rettili. C’è anche la tartaruga terrestre. Numerosi i volatili, soprattutto quelli notturni, come assiologufo e civetta. Notevole la presenza di gabbiani, upupa, scriccioloe merlo.
    I fondali vulcanici sono ricchi di polpi, murene, alghe calcaree libere, occhi di bue, ricci, granchi, paguri ed aragoste. Presenti anche i coralli gialli e rosa.
    La riserva è caratterizzata da un’intensa e densa vegetazione in cui si intrecciano numerose piante rampicanti che limitano l’ingresso della luce solare, e non permettono l’innescarsi di erbacce. La parete rocciosa è rivestita da vegetazione spontanea, in parte ancora incontaminata, il resto è occupato da arbusti, da limoneti, aranceti e carrubi.
    Caratteristici della riserva, per la comune caratteristica dell’origine vulcanica, sono:
    • Scorcio da Via Acqua del Ferro
    • I borghi marinari di Capo Mulini, Santa Maria la Scala e Santa Tecla, con la sua garitta spagnola, la Torretta del Greco.
    • Chiazzette di Santa Caterina, un sistema di piazzette che attraverso un ponte e una serie di corridoi, collegano direttamente  al mare.
    • Grotta lungo il litorale.
    • Grotta Colonne.
    • Grotta delle Palombe
    • Grotta Falconiera.
    • Grotta Scannato.
  • Riserva naturale orientata Oasi del Simeto: il fiume Simeto è il maggiore fra i corsi di Sicilia; esso nasce dai Nebrodi e arriva fino alla Piana di Catania, sfociando nel Mar Ionio, poco più a sud della città; il suo bacino si estende anche nelle province di Messina e di Enna. Lungo il corso del fiume, 130 km, si sono sviluppati ambienti diversi, con proprie caratteristiche: troviamo aree melmose e paludose alternate ad aree pianeggianti e terreni argillosi.  Tutto questa varietà produce un ecosistema vasto e diversificato di zona in zona, in cui ogni ambiente ha una propria flora e fauna. L’area si estende per circa 2000 ettari. È stata istituita nel 1984 dalla Ragione Siciliana, ed è stata decretata dalla Comunità Europea come Zona di Protezione Speciale (Z. P. S.) e Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.), con l’obiettivo di tutelare gli ambienti naturali compromessi dall’attività umana, bloccando il dilagante abusivismo urbano; oggi a gestire la riserva è la Città Metropolitana di Catania.
  • Nel suo snodarsi lungo il cammino, il Simeto, incontra  rocce di origine calcarea, argillosa e lavica. La riserva ospita una lussureggiante vegetazione palustre, formata da cannucce di palude, lische a foglie strette, giunchi da stuoia, che danno rifugio a numerosi uccelli acquatici. Abbiamo anche zone in cui il terreno è più impermeabile e svigorito e presenta arbusti propri della macchia mediterranea, come l’Olivastro, l’Asparago pungente, il Mirto. Riguardo alla fauna, il sito è tra quelli prediletti da coloro che praticano il Birdwatching, soprattutto osservando gli spostamenti degli uccelli fra autunno e primavera. A popolare la riserva sono: ilCigno Minore, l’Oca Colombaccio, l’Orchetto marino, e la rarissima Tortora delle palme, assieme ad aironi, spatole, gabbiani. Vi sono anche rarissime specie di insetti, come l’Aplidia del Massa, un coleottero endemico che non è stato mai trovato altrove, come anche il Pachipo.
    La riserva si presenta come uno degli ambienti più interessanti, per tutte le sue caratteristiche,della nostra isola.
    Tra le sue caratteristiche inoltre abbiamo:
    • le Forre Laviche, delle gole, con pareti di altezza variabile tra i 5 e i 15 metri, scavate dal fiume nel basalto, in seguito a colate laviche dell’Etna. Esse sono state inserite nell’elenco dei S.I.C. per la conservazione deglihabitat naturali e seminaturali, e della flora e fauna selvatiche. Si trovano per lo più nei comuni di Biancavilla, Adrano, Paternò e Centuripe, nel cosiddetto Tratto di Pietralunga. Esse costituiscono un vero e proprio spettacolo, incorniciando il paesaggio etneo. Il fiume ha creato un canyon , tra cui spicca il cosiddetto Ponte Saraceno, che offre uno scorcio di indubbia bellezza.
    • l’ambra, la famosa resina fossile usata in gioielleria, considerata fra le più pregiate al mondo. In particolare, l’ambra del Simeto, era usata anche dai liutai che la riducevano in polvere, per lucidare strumenti musicali di gran pregio. Essa si trova presso la foce del fiume.

Lo scorso 16 luglio, un incendio di natura dolosa, ha distrutto circa 300 ettari e portato alla morte migliaia di animali, molti dei quali a rischio di estinzione, fra cui la Moretta tabaccata. La zona più colpita è stata quella dei canneti, facilmente infiammabili. Non si è fatto in tempo a salvare molte specie e il danno è stato veramente enorme. C’è da dire che il sito versa in uno stato di degrado e abbandono tale che Legambiente e altre associazioni, hanno cercato di porre rimedio, rivolgendosi all’ente gestore. Da parte sua, la Città Metropolitana di Catania, ha scaricato parte della sua responsabilità, sul comune e sulla Regione, considerandoli cogestori, accusati di non avere fondi per pagare i sorveglianti. Fatto sta che un patrimonio di tal valore è andato perduto.

  •   Parco dell’Etna: L’Etna, o come noi lo chiamiamo affettuosamente U’ Mungibedduo A’ Muntagna, è ilvulcano più alto d’Europa, coi suoi 3343 metri, ed è stata celebrata sin dall’antichità per la sua maestosità.
    Nel 2013 l’Etna è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Dal vulcano ha preso vita il parco; esso si protrae dalla vetta del monte, sino alla cintura superiore dei paesi etnei; il parco è stato diviso in 4 zone a diverso grado di protezione, delimitate con le lettere A, B, C e D. Si estende per 60, 000 ettari. È stato istituito nel 1987, come Ente Parco dell’Etna, dalla Regione Siciliana, con sede centrale a Nicolosi. Lo scopo del parco è tutelare il patrimonio boschivo e conservare le specie faunistiche e floreali di quei luoghi, favorendone anche lo sviluppo, oltre che consentire la fruizione per promuovere il turismo.
    La bellezza del parco non sta soltanto nella grandiosità e spettacolarità delle eruzioni, ma anche per il suo ambiente circostante, pregno di suoni, odori, profumi. L’escursione sull’Etna e il giro del suo parco, sono tra le tappe che ogni visitatore straniero annota fra le attività da fare, catturato dalla bellezza del paesaggio lunare, dalla vista del mare e dall’attività vulcanica.
    Del parco fanno parte ben 20 comuniAdrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Maletto, Mascali, Milo, Nicolosi, Pedara, Piedimonte Etneo,  Ragalna, Randazzo, Sant’Alfio, Santa Maria di Licodia, Trecastagni, Viagrande e Zafferana, che si collegano al sito con le varie strade.
  • È formato da 4 crateri principali e 260 coni vulcanici, segnato da fiumi di lava pietrificata, da ruscelli, dalle nevi perenni delle sue vette. Esso è ricco di boschi, di vallate desolate, di vegetazione spontanea e di coltivazioni agricole. Sembra atipico trovare il bosco accanto alla “lunare” roccia che forma i deserti lavici. Si tratta di un ambiente in fieri e con le componenti in simbiosi.
    Sulle sue pendici crescono agrumeti, frutteti, vi sono anche vigneti a terrazza e ulivi da cui vengono prodotti vini ed oli pregiati, esportati ed apprezzati in tutto il mondo (soprattutto nella zona pedemontana dove viene prodotto il Nerello DOC). Oltre i 500 metri troviamo anche mandorli, pistacchi, soprattutto coltivati a Bronte, e noccioli e noceti, cospicui nella zona di Mascali. Ci sono anche altre eccellenze dell’enogastronomia siciliana, come le fragole di Maletto, la ciliegia dell’Etna e la pesca tabacchiera, coltivate tra Milo, Giarre e Mascali. Più in alto ancora, i castagneti, i pineti e i boschi di faggi e betulle. Troviamo anche le caratteristiche ginestre, dal giallo che contrasta col nero della lava, i muschi, licheni e altre specie di erbe e fiori endemici, come la Camomilla dell’Etna, il Caglio dell’Etna, lo Spinosanto, il Ginepro, i Pulvini di Saponara, ecc.
    Il parco è popolato da volpi, istrici, gatti selvatici, martore, ghiri,ma anche da una larga varietà di uccelli e rapaci, caratteristici della vegetazione siciliana. Non ci sono più i lupi, i daini, i cinghiali e i caprioli.
    Di particolare importanza sono :
    • la Grotta del Gelo.
    • la Grotta dei tre livelli.
    • la Valle del Bove.
  • Riserva naturale orientata Fiume Fiumefreddo: si trova nei pressi della foce del fiume Fiumefreddo, un corso di circa 2 km che nasce dalla piana di Mascali e percorre la zona costiera orientale etnea. Le sue acque sono freddissime, vanno tra i 12 e 13 gradi, e costituisce l’ambiente ideale per alcune specie animali e vegetali.
    Il parco si estende per 10 ettari e riveste una notevole importanza per la tutela dell’habitat fluviale. È uno dei due luoghi europei dove cresce il papiro, assieme al Fiume Ciane, in provincia di Siracusa. Inoltra si connota anche per essere l’unico posto che conserva specie igrofile assenti o rare nel resto di Italia, come il ranucolo acquatico. Tra la vegetazione si annoverano le piante tipiche delle paludi accanto a agrumeti e colture specializzateLa fauna è quella tipica da ambiente fluviale.
  • Parco fluviale dell’Alcantaral’Alcantara è uno dei principali fiumi siciliani, scorre per 50 km, a cavallo fra le province di Catania e Messina.  Esso deve la sua fama  alle particolari formazioni laviche oggi visibili in diversi tratti del suo corso.
    Il suo scorrere è stato ostacolato da queste colate, che hanno modificato, e in certe parti ostruito il flusso.  
    Questa l’origine delle cosiddette Gole e del cono di Mojo, con le piroclastici stratifica tedi colore nero-rossiccio. Le Gole sono dei veri e propri canyon, formati dalle pareti laviche, alte fino a 50 m, dalla tipica forma a prisma, che le rocce hanno assunto durante il raffreddamento. Le acque del fiume, attraverso un’azione millenaria, hanno scavato la massa argillosa e dato alla luce questi canyon. Il Canyoning è l’itinerario più caratteristico ed avvincente del sito.
    La flora è anch’essa ricca e assortita di esemplari tipici della macchia mediterranea: si notano i fichi d’India, gli agrumeti, i noccioleti, i castagni, gli ulivi, i pioppi, le betulle e i salici, a cui si aggiungono i fiori spontanei come le viole, i papaveri,le orchidee e gli anemoni.
    Popolano le acque esemplari di trota, tinca, carpa e anguilla. Numerosi sono anche gli anfibi, come i rospi, tra cui quello smeraldino, e la rana verde. Tra gli uccelli abbondano cornacchie grigie, martin pescatore e fratini.
    Visitando questi luoghi, il fruitore conduce un viaggio non solo fra le insenature, dentro la natura, ma soprattutto dentro la storia e la cultura greca, araba e normanna, di cui trasudano questi luoghi.

Altre aree da conoscere sono: Il Bosco di San Pietro, sito nei pressi di Caltagirone, le Salinelle di Paternò, uniche nel loro genere, perché manifestazioni di vulcanesimo secondario; Il Parco Urbano di Cosentini e il Bosco Linera ( dove rimangono residui dell’antico e famoso Bosco di Jaci), nei pressi di Santa Venerina, il Castagno dei Cento Cavalli a Sant’Alfio.

Questi i nostri suggerimenti per cogliere le meravigliose manifestazioni della Natura. L’invito è quello di indossare scarpe da trekking, mettere lo zaino in spalla e avventurarsi alla scoperta di luoghi come questi che ci permettono un più stretto e simbiotico contatto con la Natura.

Anche in questo tour abbiamo provato a trasmettervi le emozioni uniche di queste esperienze e scoperto quanto sia variegata l’offerta che la nostra terra ci propone riguardo alle risorse naturali. Ci rammarichiamo ancora una volta per il fatto che molte di queste aree siano sconosciute o, peggio, versino in condizioni di degrado, sporcizia e abbandono;  auspichiamo che gli enti preposti alla cura e alla gestione di queste riserve sappiano almeno contenere i danni,  sicuri che, oramai, la tutela dell’ambiente sia condizione essenziale per la sopravvivenza stessa dell’uomo, oltre che consci del valore che le bellezze natura potrebbero avere per il turismo responsabile.

 

 

 

 

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