Veneto, è allarme PFAS: acqua potabile contaminata

Autore:
Anna Arietti
04/05/2016 - 14:52

VICENZA - La contaminazione delle falde acquifere da PFAS, le sostanze chimiche utilizzate nell'industria, si sta rivelando drammatica. Non soltanto. Non è neppure ancora chiaro chi dovrà risarcire i danni. In merito è stato contattato Vincenzo Cordiano, presidente della sezione di Vicenza e referente per la regione Veneto dell'Associazione Medici per l'Ambiente, ISDE.

"Fino ad oggi le spese sono state sostenute dalla comunità, perché in Italia non esiste un limite 'protettivo' per la salute umana - scrive nella sua relazione - Per comprendere la situazione in Veneto, nello specifico nell'area compresa fra le province di Padova, Verona e Vicenza, dobbiamo fare un passo indietro, al luglio 2013, quando le autorità informarono sulla presenza nelle falde acquifere, spesso in concentrazioni elevatissime, di composti perfluoroalchilici, PFAS, una nuova classe di inquinati persistenti globali, le cui principali proprietà chimico-fisiche, come la stabilità termica, l'idrorepellenza e l'oleorepellenza, sono sfruttate per produrre una miriade di prodotti di largo consumo quotidiano".

I più noti sono il rivestimento anti-aderente delle padelle. Gli PFAS sono usati per la produzione di: pesticidi e insetticidi, detersivi, pelli, tessuti impermeabili e contenitori per alimenti, come i sacchetti per le patatine. Gli PFAS persisterebbero per anni nel sangue e per decenni nell'ambiente. Gli studi ne avrebbero trovato tracce negli animali, come foche e orsi e negli uomini, che vivono nella zona artica.

"Gli inquinanti PFAS nel Nord-Est sono prodotti da un'azienda che, secondo l’Arpav, li ha immessi per decenni nel fiume e in un depuratore civile, la cui acqua è usata per irrigare i campi e per allevare animali – si legge ancora - A oggi la contaminazione delle falde si estende per centottanta chilometri quadrati, coinvolgendo 350mila persone. La situazione è quasi identica a quella causata in America dalla multinazionale Dupont che nel 2005 pagò oltre 330 milioni di dollari di multa per avere immesso nel fiume Ohio quantità enormi di PFOA, il membro più noto della famiglia dei PFAS, e per non aver divulgato i dati sulla loro cancerogenicità. Un pool di epidemiologi indipendenti dimostrò che negli esposti ai PFAS, almeno sei malattie erano più frequenti che nei non esposti: cancro ai reni e ai testicoli, colite ulcerosa, malattie della tiroide, ipercolesterolemia e ipertensione della gravidanza".

Gli PFAS sono considerati dagli studiosi interferenti endocrini; alterano i meccanismi che regolano la produzione di numerosi ormoni, soprattutto tiroidei e steroidi sessuali.

"L’ISDE, in Veneto, chiese subito che partisse il monitoraggio sanitario della popolazione potenzialmente contaminata, ma finora la Regione non ha dato seguito alla richiesta, sebbene abbia stanziato 2 milioni e 600mila euro per l’acquisto di filtri per depurare le acque e avviato, con ritardo, un programma di controllo su un campione ridotto di matrici ambientali e vegetali e su tessuti animali, nonché di soggetti residenti nelle zone contaminate. ISDE Vicenza, in collaborazione con ricercatori indipendenti, ha condotto uno studio che, primo in Europa, evidenzia una maggiore mortalità (oltre mille morti in eccesso rispetto a quelli attesi) per malattie PFAS-associate nei comuni le cui acque potabili presentano concentrazioni. Lo studio, voglio specificarlo, è retrospettivo, ossia fa riferimento agli anni 1980-2011 ed ha confrontato la mortalità nei comuni più inquinati con quella dei comuni con PFAS pari a a zero nell'acqua potabile”.

È possibile, quindi, che gli inquinanti PFAS siano tossici anche a concentrazioni inferiori ai limiti obiettivo stabiliti dalle autorità italiane (1030 ng/L), limiti superiori a quelli della Germania (100 ng/L) o del New Jersey (40 ng/L).

L’adozione di limiti tanto restrittivi, ma più cautelativo per la salute, avrebbe ripercussioni economiche e sociali ancora più gravi delle attuali, causando la chiusura di un numero superiore di pozzi pubblici e privati. A causa dell’inefficacia dei provvedimenti adottati, su richiesta dei gestori degli acquedotti, l’Istituto superiore della Sanità ha, nell'estate scorsa, portato i limiti a 2030 ng/L, per scongiurare la sospensione del rifornimento dell’acqua potabile – conclude Vincenzo Cordiano - Il comportamento è esattamente l’opposto di quello tenuto dalle autorità americane che, in occasione di analoghi episodi di contaminazione delle falde acquifere da PFAS, hanno abbassato i limiti federali da 400 ng/L a 100 nello stato di New York e addirittura a 20 ng/L in quello del Vermont. Infine, come abbiamo anticipato, rimane da capire chi risarcirà i danni, perché in Italia non esiste un limite di legge protettivo per la salute umana".

 

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Teflon: quanto ne sappiamo?

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