Tre batteri per il restauro delle opere di Michelangelo

Sono stati selezionati fra 1.500 microorganismi, i tre ceppi batterici utilizzati per il restauro dei capolavori di Michelangelo nella Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee, a Firenze. Un intervento di biopulitura, anche citato in prima pagina dal New York Times, che ha visto all’opera un team tutto femminile di ricercatrici e restauratrici, supportato da una squadra di “batteri-pulitori”, utilizzati per eliminare depositi di diversa natura che ricoprivano i monumenti funebri di Lorenzo de’ Medici, duca d’Urbino, e di Giuliano de’ Medici, duca di Nemours.
L’uso di microrganismi e altre sostanze naturali per interventi di restauro molto precisi, sicuri e a basso impatto ambientale è basato su un processo biotecnologico brevettato dall’ENEA e messo a punto grazie alla presenza, presso il Centro Ricerche Casaccia, di una speciale raccolta di microrganismi, funghi, alghe e virus “restauratori”, già utilizzati con successo su materiali lapidei nei Giardini Vaticani.
Prima di utilizzarli sul marmo, i ceppi di batteri sono stati “immobilizzati” in uno speciale gel in grado di conferire la giusta umidità e un’adeguata consistenza all’impacco e sono stati quindi applicati sulle sculture, dopo essere stati adeguatamente “affamati” in modo da rendere più efficace il trattamento di biopulitura oppure, secondo i casi, cresciuti su terreni studiati per potenziare le loro capacità specifiche.
L’archivio dei microrganismi del Centro Ricerche Casaccia costituisce una speciale “collezione” di circa 1.500 tra batteri, funghi, alghe e virus, che fa parte del Microbial Resource Research Infrastructure - MIRRI, un grande network di centri europei per la salvaguardia della biodiversità microbica a fini di sostenibilità ambientale, sviluppo biotecnologico e crescita della bioeconomia.
Il progetto, realizzato dai Musei del Bargello (di cui il Museo delle Cappelle Medicee fa parte) diretti da Paola D’Agostino, con la direzione del restauro a cura di Monica Bietti, ha visto la partecipazione di ENEA (Laboratorio di Osservazioni e Misure per l’Ambiente e il Clima) e CNR di Firenze per gli aspetti scientifici, e delle restauratrici Marina Vincenti e Daniela Manna, affidatarie del restauro.
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