Afasia: quando a causarla sono i veleni nel sistema nervoso centrale

In generale l’uso eccessivo di una sostanza è sempre da considerarsi nocivo. In questi termini possiamo dire che l’ abuso di farmaci così come l’abuso di alcool, e probabilmente anche di altre sostanze che il nostro corpo non è in grado di metabolizzare correttamente, possono causare un’intossicazione coinvolgendo anche il Sistema Nervoso Centrale e quindi diventare i responsabili della cosiddetta “Afasia Tossica”, nei casi in cui sono interessate le aree del linguaggio.
L’Afasia è, in estrema sintesi, un disturbo della comunicazione causato da un danno cerebrale e caratterizzato da una perdita totale o parziale della comprensione e\o della produzione linguistica.
I sintomi si differenziano a seconda dal tipo di afasia. In maniera generale potremmo dire che il soggetto affetto: parla con frasi brevi o incomplete, che non hanno senso o con parole irriconoscibili; non comprende conversazioni di altre persone; non comprende il linguaggio figurato, interpretandolo alla lettera; scrive frasi che non hanno senso; ha difficoltà nella lettura
La gravità o accentuazione di questi sintomi dipende dalla zona del cervello interessata, può quindi essere interessata la zona deputata all’ elaborazione del linguaggio (area di Broca), o la zona deputata alla comprensione del linguaggio (area di Wernicke) o entrambe.
E’ causata principalmente da fattori vascolari, tumorali, degenerativi e, in alcuni casi, dai cosiddetti “fattori miscellanei”: i responsabili sono cioè agenti tossici od infettivi.
I farmaci che in grandi dosi possono generare danni al SNC sono quelli liposolubili in quanto lo penetrano con più facilità: parliamo di ansiolitici, narcotici e anestetici.
Gli effetti inibitori, sedativi e narcotici dei suddetti farmaci vengono ricercati e sfruttati terapeuticamente, mentre in casi di eccessiva somministrazione, acuta ma ancor più cronica, possono determinare, anche in modo irreversibile, tempi di reazione rallentati, difficoltà motorie, di eloquio e compromissione della memoria. Danni pressoché simili vengono prodotti, sul cervello, anche dall’abuso cronico di alcol e sostanze stupefacenti.
Alcuni di questi deficit sono già rilevabili dopo un paio di bicchieri di alcoolici e si risolvono rapidamente non appena si interrompe l’uso di alcool. Tuttavia, in alcuni soggetti che bevono molto e per lungo tempo, tali deficit possono permanere anche una volta raggiunta la sobrietà.
Anche il sesso è un fattore che influenza l’impatto dell’alcool sul cervello, infatti le donne sono più vulnerabili per differenti modalità di metabolizzazione della sostanza.
La zona blu rappresenta l’attività dei neuroni. Nell’immagine di destra notiamo che la zona nera, che rappresenta i neuroni inattivi, è molto più ampia rispetto all’immagine sinistra e inoltre la colorazione blu è meno accesa.
La riabilitazione logopedica deve riguardare principalmente la valorizzazione della persona in quanto tale, il ripristino, per ciò che è possibile, della sua autonomia che richiede, per essere più produttivo, la partecipazione attiva del paziente e della famiglia.
L’approccio terapeutico, tuttavia, dipende dal tipo di deficit linguistico, dalle limitazioni nella conversazione e nelle altre attività linguistiche (leggere, scrivere), dalla collaborazione della persona.
Chi deve interagire con una persona afasica può rendere più facile la conversazione adottando alcune strategie molto semplici, rappresentate dal mantenimento del contatto oculare, dal parlare molto lentamente e dall’utilizzare frasi non troppo lunghe, iniziando sempre la frase col dire di cosa si vuole parlare e ponendo poi “domande chiuse”, ovvero domande a cui il soggetto può anche rispondere soltanto con un “sì” o con un “no”.
La persona afasica potrà così meglio comprendere ciò che le viene detto, specie se l’interlocutore utilizza i vari canali di comunicazione, e quindi si consiglia di non limitarsi a parlare, ma anche mimare, gesticolare e dare molta enfasi all’intonazione della voce.
Al momento dell’ascolto, infine, quando è il soggetto afasico a parlare, bisogna lasciargli il tempo senza “mettergli le parole in bocca”, chiedendo sempre una conferma e facendo notare la presenza di eventuali incongruenze, assumendosi anche la responsabilità di non essere stati in grado di capire e mostrando così la fondamentale capacità di ascoltare.
L’obiettivo principale è quindi donare alla persona una buona qualità della vita, insegnando strategie per capire e farsi capire.
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