Allarme Zika: è partita la corsa ai vaccini, forse una speranza da un piccolo laboratorio in India

Autore:
Tiziano Fusella
06/02/2016 - 13:30

Una speranza per fermare il virus Zika potrebbe arrivare dall’India, paese che da sempre fa i conti con malattie trasmesse dalle zanzare quali malaria, dengue e chikungunya.

Il biologo Krishna Ella non si aspettava di possedere l’arma per affrontare l’emergenza divenuta planetaria. Ebbene, il suo laboratorio di ricerca, il Bharat Biotech, è probabilmente l’unico al mondo ad avere due vaccini potenzialmente efficaci contro il diffondersi del virus Zika, che ha già infettato milioni di persone in America Latina e minaccia di diffondersi in tutto il pianeta.

Il virus Zika non causa eccessivi problemi negli adulti. La maggior parte dei contagi sono asintomatici, e chi è stato colpito dalla sua febbre di solito se la cava nel giro di pochi giorni. Ciò che invece continua a destare allarme è il legame del virus con le malformazioni dei bambini, che nascono con una scatola cranica ridotta e un cervello di dimensioni minori. La Bharat Biotech si è fatta notare dalle case farmaceutiche di tutto il mondo quando nel novembre del 2014 ha iniziato a lavorare sul virus Zika, mentre l’attuale epidemia di Zika si suppone possa essere iniziata in Brasile nell’aprile 2015, dunque cinque prima. «Non ci saremmo mai aspettati che il virus diventasse un problema così serio», ha detto Ella ad alcuni giornalisti che l’hanno raggiunto telefonicamente. Dai suoi laboratori ad Hyderabad ha scoperto che le fasi iniziali del virus Zika sono del tutto simili a quelli di dengue e chikungunya, due infezioni trasmesse dalle zanzare, assai diffuse in India.

Il virus Zika ha colto impreparato gran parte del mondo scientifico. Sin dalla sua individuazione nelle scimmie dell’Uganda nel 1947, e poi la sua scoperta negli esseri umani cinque anni dopo, il virus è stato poco studiato, perché ritenuto poco pericoloso. Solo negli ultimi mesi sono iniziati tentativi di arginare la diffusione e uno di questi sembra provenire dai vaccini. Niente a che fare, per ora, con campagne di vaccinazione selvaggia alle quali abbiamo già assistito. Una questione, dunque, che con tutta probabilità aprirà nuovi dibattiti sia tra gli scenziati sia nell'opinione pubblica, qualora si arrivasse a un estensione della vacinazione. Per ora sembra prematuro qualsiasi tipo di schieramente ideologico.

La Bharat Biotech non è l’unico laboratorio impegnato nella corsa per trovare un vaccino capace di fermare lo Zika. Ma è stato il primo a presentare domanda di brevetto per quel vaccino, attualmente in fase di test pre-clinici, tra cui il test su campioni animali.

«Siamo stati i primi a tracciare il genoma del chikungunya nel 2007. Eppure, nella comunità scientifica internazionale è diffuso il pregiudizio che una società indiana non possa fare da apripista nella ricerca medica», ha aggiunto Ella, che possiede un dottorato di ricerca in biochimica presso l'Università del Wisconsin, e ha fondato Bharat Biotech nel 1997 terminati gli studi negli Stati Uniti.

I due modi per prevenire la diffusione del virus.

I due vaccini individuati in India agiscono da una parte stimolando il sistema immunitario del paziente affetto da una variante più debole della malattia, dall'altra preparano l’organismo a difendersi dagli attacchi del contagio vero e proprio, più virulento. Dunque il vaccino indiano agisce in due fasi: la prima utilizza filamenti di DNA che appartengono al virus stesso. Sebbene questi vaccini del DNA siano più facili da creare, non sempre producono una risposta immunitaria sufficiente. La seconda è una versione “inattiva” del virus Zika, cioè incapace di causare e replicare infezioni, ma in grado di innescare risposte immunitarie. Gli esperti ritengono che questo secondo tipo vaccino possieda una maggiore probabilità di successo.

Ma restano ancora punti interrogativi sul se e quando il vaccino made in India potrebbe entrare in commercio. La sperimentazione animale dovrebbe durare almeno altri cinque mesi, dopodiché si passerebbe ai test su esseri umani. Inoltre le autorità di regolamentazione indiane dovrebbero accelerare i processi burocratici. «Cosa non semplice in India», ha sottolineato Ella. Nessuno si sbilancia su una data precisa ma Ella è convinto che, una volta approvato l’iter burocratico, il Bharat Biotech potrà produrre milioni di dosi in pochi mesi.

Il virus Zika si trasmette attraverso la puntura di una zanzara infetta, della specie Aedes, presente anche in IndiaIl paese ha registrato quasi 100.000 casi di dengue nel 2015 e circa 13.000 casi di chikungunya nel 2014; entrambi trasmessi dalla stessa di zanzara. La malaria colpisce in misura perfino maggiore in India, con circa un milione di casi l’anno, ma si sviluppa da una diversa specie di zanzare. Potrebbe essere dunque l'India ad avere il know-how necessario per affrontare l'emergenza.

In America Latina, la diffusione di Zika è limitata alle regioni in cui la zanzara Aedes trova il suo habitat. Raramente la malattia si diffonde attraverso trasmissione sessuale. Il 2 febbraio, gli Stati Uniti hanno registrato i primi casi in Texas. 

Il business-model dei vaccini.

Contrariamente a quanto si crede, il business dei vaccini non è così redditizio per i laboratori di ricerca, spesso piccoli, costretti a cedere le loro scoperte ai colossi più grandi capaci di investire enormi quantità di denaro nella distribuzione.

Ma un punto di forza della Bharat Biotech è il lavoro che svolge sulle malattie tropicali, generalmente trascurate dai grandi marchi internazionaliCome suggerisce il termine Bharat - dal nome di un grande re dell’antica India, che diede il nome al subcontinente prima che si chiamasse India ma che oggigiorno è quasi scomparso - le malattie tropicali tipiche dell’Asia del sud hanno ricevuto pochi investimenti a livello globale, seppur sufficienti a portare avanti le loro ricerche “di nicchia”.

Il laboratorio di Ella genera un fatturato annuo di circa 100 milioni di dollari e detiene circa 50 brevetti. Riuscirà a convincere lo scetticismo della potente American Food and Drug Administration da sempre poco incline ai farmaci made in India? Krishna Ella ci proverà, ha assicurato, garantendo tutti gli standard internazionali di conformità qualora il suo vaccino venisse accettato.

 

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