Entra in vigore la ricetta medica elettronica: ecco cosa cambia

Autore:
Andrea Cuscona
01/03/2016 - 09:29

ITALIA – Ci siamo: da oggi, martedì 1 marzo 2016, va in pensione la vecchia ricetta medica cartacea ed entra in vigore quella “dematerializzata”, ossia elettronica. Si tratta di un cambiamento epocale nel nostro sistema sanitario nazionale e muterà le abitudini di milioni di italiani, tanto tra i pazienti che usufruiscono del servizio quanto tra i medici e i farmacisti che utilizzeranno questo nuovo strumento digitale nel proprio lavoro quotidiano.

L’applicazione a regime della normativa sulla circolarità nazionale della ricetta dematerializzata, in realtà, giunge  a compimento oggi ma era stata prevista già per lo scorso dicembre e in recepimento di un decreto di tre anni fa. Una serie di blocchi informatici ha ritardato questo passaggio ma poco importa: da adesso i vecchi blocchetti rossi in uso ai medici di base andranno in soffitta per lasciare spazio alla nuova era della digitalizzazione.

Ma vediamo, nel dettaglio come funziona questo nuovo sistema e cosa cambia da questo momento in poi. Il medico di famiglia, nel prescrivere un farmaco al paziente, si collegherà dal proprio computer a un portale dedicato e lì immetterà gli estremi del paziente e del medicinale prescritto. Nel sistema informatico verranno, dunque, compilati una ricetta “telematica”, identica a quella cartacea tradizionale,  e un NRE (Numero Ricetta Elettronica) cui sarà associato il codice fiscale del paziente. Verranno poi aggiunte, in automatico, anche eventuali esenzioni di cui gode la persona interessata. Il medico stamperà un piccolo promemoria (della dimensione di un foglio A5) e lo consegnerà al paziente. Quest’ultimo, munito di tale documento, si recherà in farmacia e lo consegnerà al farmacista il quale, a sua volta, attraverso i codici a barre stampati sul promemoria, recupererà la prescrizione collegandosi al sistema informatico online. Verrà così consegnata la medicina al malato. Più semplice a farsi che a dirsi.

Occorre ricordare che l'articolo15 della legge 475/1968 sancisce il diritto del cittadino alla libera scelta della farmacia alla quale rivolgersi, per cui non potrà essere il dottore a decidere. Solo in casi circoscritti e documentati di pazienti obiettivamente impossibilitati a recarsi di persona in ambulatorio il medico di base potrà decidere in quale farmacia spedire la ricetta.

Ancora per qualche tempo, dunque, il paziente dovrà comunque portare con sé il piccolo foglietto formato A5 fornito dal proprio medico curante ma si tratta di una fase transitoria. Questo permetterà di recuperare la nostra prescrizione anche in caso di malfunzionamenti del sistema o assenza di linea internet. Se non si ha la possibilità di ritirare il promemoria si può chiederne copia via mail al medico di base, stamparla comodamente a casa e portarla in farmacia. Quando il sistema entrerà completamente a regime, sparirà anche questo promemoria cartaceo e tutto avverrà interamente per via telematica, attraverso al trasmissione di dati al sistema informatico centralizzato.

Questo comporterà un significativo risparmio di carta, con benefici evidenti per l'ambiente. Ma non solo: questo sistema favorisce il controllo sulla falsificazione delle ricette stesse o sugli abusi conseguenti il furto dei ricettari.

Il procedimento si diffonderà a breve anche per la prescrizioni di esami e visite specialistiche, poiché al ricetta elettronica verrà riconosciuta da cliniche, ambulatori e ospedali. Tuttavia, fino alla fine del 2017, resteranno ancora esclusi dal nuovo sistema alcuni farmaci quali stupefacenti, ossigeno, prescrizioni per erogazione diretta in continuità assistenziale, farmaci con piano terapeutico Aifa. La ricetta elettronica, in compenso, vale in tutte le farmacie del territorio nazionale, sia pubbliche sia convenzionate e ciò vuol dire che i farmaci potranno essere ritirati anche fuori dalla regione di residenza. Non solo: il sistema tessera sanitaria consente di applicare il ticket previsto nella regione di residenza. Un bel vantaggio per chi viaggia molto, soprattutto per lavoro.

Fin qui va riconosciuto che i vantaggi sono notevoli, per tutti, ma ad avanzare perplessità vi sono alcune opinioni e valutazioni.

“Dietro i vantaggi della dematerializzazione si cela però un rovescio della medaglia”, afferma il Segretario nazionale della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo. “Qualcuno ha confuso gli studi medici con quelli dei Caf, vista la mole di dati anagrafici, codici di esenzione dai ticket, adesso anche quelli di erogabilità e appropriatezza e quant’altro dovremo verificare. E in più il medico non potrà più contare sul supporto dell’assistente di studio nella velocizzazione delle procedure di ricettazione, e ci saranno complicazioni anche nelle procedure di coinvolgimento del sostituto medico che per il momento salvo eccezioni (Campania) dovrà continuare ad utilizzare la ricetta rossa. In conseguenza di ciò il rischio è che tutti gli oneri ricadranno sul titolare, con un aggravio di lavoro che significa tempo tolto alle visite e attese più lunghe per gli assistiti”.

A queste si aggiungono valutazioni relative alla sfera della privacy. Secondo alcune opinioni, l'introduzione di sistemi ancor più precisi, che prevedano anche l'uso di lettori di impronte digitali, consentirebbero al cittadino di garantire riservatezza sui propri dati sensibili. Alcuni software già disponibili ma ancora non adottati dal nostro Servizio Sanitario Nazionale sarebbero in grado di far decidere al paziente cosa mostrare ad un medico o operatore in merito al proprio diario della salute, oppure quale arco temporale. Inoltre sarebbe possibile limitare il periodo di accesso consentito, revocandolo in ogni momento.  Certo, anche i sistemi di lettura della impronte digitali si prestano ad altri aspetti di violazione della privacy e comunque nessun sistema può definirsi totalmente “sicuro”.

In attesa di trovare la quadratura del cerchio, da oggi il cittadino italiano ha uno strumento in più a proprio vantaggio.

 

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