Quello che non ti aspetti: il lato oscuro del gluten-free

Pane, pasta, biscotti, fette biscottate: la base dell'alimentazione italiana. Per i circa 600.000 celiaci attualmente diagnosticati in Italia, metterli nel carrello non è un gesto qualsiasi. Quasi sempre il simbolo universale della "spiga barrata" guida la mano in una scelta che si percepisce come "sicura". Per quanto riguarda l'assenza di glutine, non ci sono dubbi; ma quanto sono nutrizionalmente bilanciati gli altri ingredienti che compongono questi alimenti? Zuccheri, additivi, conservanti e grassi poco salutari, che percentuali hanno in queste preparazioni? Sugli olii utilizzati c'è un rilevante campanello d'allarme: l'autorità europea per la sicurezza alimentare - EFSA (european food safety authority; con sede a Parma) - ha pubblicato un articolo scientifico il 3 maggio 2016, in cui per la prima volta si evidenziano "contaminanti da processo a base di glicerolo per olio di palma, altri olii vegetali e margarine" (fonte: EFSA). Il processo di raffinazione degli olii, raggiungendo i 200°, produrrebbe tre sostanze tossiche: l'estero glicidico degli acidi grassi (GE), il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), il 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) ed i loro esteri degli acidi grassi. L'autorità indica i bambini di 3 anni ed i forti consumatori come fasce più a rischio, ma raccomanda cautela per i ragazzi fino a 18 anni. Ricorda inoltre che i livelli di 3-MCPD nell'olio di palma non sono scesi negli ultimi 5 anni.
La professoressa Anna Villarini (in foto), biologo nutrizionista presso l'Istituto Tumori di Milano, specializzata in scienze dell'alimentazione, ci
Dieci etichette e dieci bocciature. Un "assaggio", di certo un campione non statisticamente rilevante, ma il risultato fa comunque pensare. I margini di guadagno per i produttori sono certi: l'azienda comunica il prezzo, lo Stato paga. Un business in cui i marchi noti e quelli della grande distribuzione si spartiscono una torta da 140€ per ogni uomo e 99€ per ogni donna ufficialmente diagnosticati al mese, da spendersi in alimenti "dietoterapeutici", rimborsati dal servizio sanitario nazionale. Senza contare i tanti intolleranti o semplici consumatori che comprano "senza glutine" perché lo ritengono più sano, o addirittura "dietetico". La considerazione finale della professoressa Villarini ha quella logica di cui spesso sembra essere privo il burocrate:"sarebbe auspicabile che lo Stato imponesse canoni di maggiori salubrità nella composizione di questi alimenti, ed è abbastanza anomalo che il rimborso sia previsto solo per i prodotti industriali, non per le materie prime".
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