Rischio di infezioni micobatteriche: aumenta con l'uso di corticosteroidi inalati

Autore:
Redazione
19/10/2017 - 09:30

Uno studio canadese, pubblicato sull'European Respiratory Journal, ha dimostrato che l'uso di corticosteroidi inalati (ICS) è associato ad un aumento del rischio di polmonite.

La ricerca è stata condotta per determinare se l'uso di ICS può essere collegato ad un aumento del rischio di malattia polmonare da micobatteri non-tubercolari (NTM-PD) o di tubercolosi (TB).

Una squadra di ricercatori dell'Università di Toronto ha portato avanti uno studio caso-controllo nidificato basato sulla popolazione in Ontario: in particolare, sono stati presi in considerazione gli adulti con età maggiore o uguale a sessantasei anni con malattia polmonare ostruttiva trattata (asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, sindrome da sovrapposizione asma-broncopneumopatia cronica ostruttiva) tra il 2001 e il 2013.

Tra i 417.494 pazienti più anziani con malattia polmonare ostruttiva trattata, sono stati individuati 2.966 casi di NTM-PD e 327 casi di TB. L'utilizzo di corticosteroidi inalati è stato associato a NTM-PD rispetto al non uso ed era statisticamente significativo per il fluticasone, ma non per il budesonide. In ogni caso, c'è stata una forte relazione dose-risposta fra l'incidenza della malattia polmonare da micobatteri non-tubercolari e la dose cumulativa di un anno di ICS. Non riscontrata, invece, una relazione degna di nota tra corticosteroidi inalati e tubercolosi.

Lo studio, pertanto, suggerisce che l'utilizzo di ICS è associato ad un aumento del rischio di NTM-PD, ma non di TB.

 

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