"R" come risparmio, recupero e riciclo Intervista a Mariella Strazzeri

Autore:
Raffaella Sacco
05/09/2016 - 13:17
Ormai è chiaro. In un’epoca come la nostra i concetti di riciclo, risparmio, recupero e creatività sono diventati fondamentali seppure sono efficacemente attuati soltanto da una piccola porzione della popolazione italiana. Il motivo è abbastanza semplice. Si fatica un po’ a dover cambiare direzione e, alle volte, questo accade anche perché si è poco stimolati o informati e non si conoscono alternative valide e già funzionanti.
 
Quella del riciclo creativo è infatti un’attività alla quale può dedicarsi chiunque abbia un pizzico di passione e fantasia. In particolare, il patchwork è una tecnica di cucito che attraverso il recupero di stoffe permette di dar vita ad oggetti nuovi senza costi particolari, anzi riutilizzando proprio materiali e pezzi di stoffa altrimenti inutilizzabili pronti ad essere cestinati. Un’attività non nuova in realtà che ha la sua origine in Giappone, terra in cui è stata tramandata di generazione in generazione, ma che proprio ultimamente è stata riscoperta e rivalutata, paragonata ad una vera e propria arte perché garanzia di fantasia, personalizzazione, unicità.
 
Addentrandosi nel mondo del riciclo creativo è facile ed immediato, inoltre, scoprire come il riciclo possa essere applicato ai materiali e agli oggetti più disparati dando luogo ad indumenti, oggetti di arredo, decorazioni, costumi praticamente nuovi e molto altro ancora. È bene tenere presente che ad oggi, su internet, sono disponibili molti tutorial che possono aiutare appassionati e curiosi a muovere i primi passi in questo tipo di attività. Ed è forse bene spingersi anche più in là superando luoghi comuni che vedono nel riciclo un’arte prevalentemente femminile. Sicuramente nell’antichità è stato così ma non è affatto da escludere l’interesse maschile: d’altronde la fantasia e la creatività sono doti che appartengono all’essere umano e che vanno oltre il sesso e oltre l’età. 

Un esempio valido è quello di Mariella Strazzeri, intervistata dal papaverorosso.web perché testimone di un’esperienza importante e feconda nel commercio italiano. La sua idea, che prende forma nel progetto Re-bag, dimostra non solo come la passione possa diventare lavoro e valorizzare la persona, ma anche come le nostre singole attività possano servire a veicolare idee alternative e modelli di risparmio all’interno dell’ormai consolidata società del consumismo e dell’omologazione. Il risultato è l’esaltazione, dal punto di vista artigianale, della creatività umana, e della capacità critica del consumatore attraverso il soddisfacimento del gusto personale. Raccontiamo allora di seguito la sua esperienza. 

 
Come sorge l’idea del laboratorio Re-bag?
"Un po' come le mie borse nascono dall'unione creativa di pezzi vintage, si può dire che il progetto RE-BAG nasca assemblando "brandelli" della mia vita. Infatti coltivo da anni la passione per il tessuto (dai tendaggi agli abiti su misura, dalla sartoria allo shopping) e allo stesso tempo sono affascinata dai concetti di "trasformazione" e personalizzazione applicati agli indumenti o agli accessori da indossare. Diversi incontri ed esperienze di vita mi hanno poi spronato a ragionare il più possibile in ottica "green". E' venuta fuori una borsa realizzata interamente con materiale di recupero e al contempo di qualità (una cosa non esclude l'altra, ci tengo a sottolineare). Dico "una borsa" ma si tratta di pezzi unici, realizzati artigianalmente: non ne troverete una uguale all'altra!" 
Mi sembra che il cuore di questa attività sia tutta in quel “re” iniziale. Recuperare, reinventare, riutilizzare sono parole-chiave per il vostro progetto ma, al giorno d’oggi, lo sono anche per l’intero Pianeta. Il vostro è un esempio concreto di come la sensibilità estetica possa intrecciarsi alla salvaguardia ambientale. Dunque, Re-bag non è solo una passione ma è anche la voglia di comunicare un messaggio?
"I messaggi sono molteplici, pur senza dimenticare - come sottolinei - il lato puramente estetico, che rimane comunque fondamentale. Supportare l'artigianato etico, innanzitutto. Riciclare e recuperare, ovviamente, ma anche non avere paura di re-inventarsi."

In questa fusione di creatività e rispetto per l’ambiente risiede il fascino della vostra attività che mira a sviluppare una coscienza nuova a partire dal versante degli acquisti. C’è un modo alternativo a quello puramente utilitaristico di rapportarsi all’altro anche se questo altro è un oggetto o l’ambiente circostante? Un inno ad immaginare sempre: è questa la vostra filosofia?
"Certamente: stimolare la creatività tout court, uscire un po' dagli schemi dell'omologazione griffata standard. Io curo la direzione artistica/creativa di RE-bag che parte proprio dal guardarsi attorno alla ricerca di novità e soluzioni alternative. Oltre ovviamente a cercare materiale per realizzare nel concreto le borse, che spesso ci arriva da donazioni private: se avete voglia di sposare la causa RE-bag e avete indumenti o accessori da dismettere non esitate a contattarci!"
 
Sulla base della vostra esperienza avete avuto modo di constatare qualche cambiamento nella mentalità delle persone? Ci si sta accorgendo che è arrivato il momento di buttare di meno o la superficialità dell’ideologia consumistica dei prodotti domina ancora inalterata?
"Purtroppo i segnali non sono propriamente incoraggianti, nonostante il prezzo di prodotti artigianali come il nostro sia piuttosto competitivo se lo andiamo a comparare con prodotti realizzati in serie ma di bassa qualità e spesso senza un briciolo di identità. Quindi forse non è tanto un problema di mentalità consumistica quanto di mentalità consumistica ingenua, arretrata e improntata all'usa-e-getta. Detto ciò, fortunatamente, non mancano le eccezioni. E' fondamentale lavorare sodo per farsi conoscere da più persone possibile, costruire una rete, fidelizzare il pubblico."
 
Avete mai organizzato laboratori creativi con bambini o adulti per educarli e sensibilizzarli al tema del riuso? 
"Non ancora ma ci stiamo pensando: è davvero importante sensibilizzare (e consapevolizzare) i consumatori sin da piccoli."
 

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